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Ad Andora un progetto aggregativo

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Ad Andora un progetto aggregativo
Ad Andora un progetto aggregativo

Ad Andora un progetto aggregativo nella Residenza Val Merula. Personale e anziani insieme in “Aggiungi un posto a tavola”.

Ad Andora un progetto aggregativo tra personale sanitario e ricoverati.

Siffredi: “L’ho scoperto con una visita personale in struttura e mi congratulo per i risultati raggiunti”

Personale e anziani ricoverati insieme a tavola per creare un clima familiare che possa motivare gli ospiti più inappetenti e aiutarli ad ambientarsi nella residenza protetta e nella RSA.

Il progetto di chiama “Aggiungi un posto a tavola” ed è stato promosso dal personale OSS e dagli infermieri della Residenza Protetta Val Merula.

I risultati positivi della sperimentazione sono stati presentati al Consigliere Comunale, Corrado Siffredi nel corso di una sua visita in struttura.

Dopo una fase sperimentale, oggi la pratica coinvolge tutti i ricoverati. E fa sentieri più lievi anche le limitazioni legate al Covid.

Corrado Siffredi, consigliere al Commercio, ha dichiarato:

“Mi congratulo per l’ innovazione introdotta e per i risultati raggiunti con gli ospiti in condizioni più critiche che hanno cominciato a nutrirsi e a  idratarsi megli.

Io stesso l’ho potuto verificare a seguito di una visita a una mia conoscente ricoverata da poco.

Sono felice che l’esperimento di successo sia diventato una abitudine quotidiana per tutti i ricoverati, grazie alla passione per il lavoro degli operatori oss e degli infermieri coinvolti.

Con questo progetto, la residenza Val Merula si conferma un’eccellenza del nostro territorio e un punto di riferimento importante per le famiglie”.

La fase sperimentale del progetto è partita nel periodo fra maggio e giugno di quest’anno con cinque pazienti che mangiavano pochissimo.

Ogni giorno, il personale, dopo aver imboccato gli ospiti non autosufficienti, serve i pasti a quelli seduti a tavola e si accomoda con lo loro a mangiare e chiacchierare.

Una parola tira l’altra e gli anziani bevono più acqua, mangiano con più gusto e si sentono meno anonimi.

Anche il personale è contento di non dover consumare il pasto separatamente.

La dottoressa Laura Milardi, Direttore Sanitario, spiega:

“L’ambiente più famigliare e calmo rasserena l’ospite facendolo sentire come a casa.

La situazione permette all’anziano di condividere episodi della sua vita, facendo del momento del pasto un’ occasione di relazione importante.

I cinque pazienti più critici sono migliorati notevolmente, hanno preso peso e bevono molto di più”.

Dopo un periodo sperimentale, la modalità  si è allargata a tutti i sessanta ospiti. Gli operatori coinvolti sono circa trenta.

“I fisioterapisti ci confermano che ci sono risvolti positivi anche dal punto di vista della mobilità perché i pazienti sono stimolati maggiormente a lasciare la carrozzina per partecipare al pranzo e sedersi a tavola –

ha spiegato ai presenti Nives Biancheri, responsabile della Residenza Protetta Val Merula.