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Delitto del trapano, chiuse le indagini sul caso del 1995

Delitto del trapano, chiuse le indagini sul caso del 1995
Luigia Borrelli

La Procura di Genova contesta a Fortunato Verduci i presunti reati di omicidio, rapina e autoriciclaggio

La Procura di Genova ha formalmente concluso le indagini preliminari su uno dei casi di cronaca più efferati degli anni Novanta, noto come il “delitto del trapano”. L’avviso è stato notificato al carrozziere 66enne Fortunato Verduci, residente nel capoluogo ligure, ritenuto responsabile dell’omicidio avvenuto nella notte tra il 5 e il 6 settembre 1995 in un locale del centro storico, in vico Indoratori. Il procedimento riguarda un fatto rimasto irrisolto per quasi trentuno anni.

L’accusa di omicidio aggravato

Secondo l’impostazione accusatoria, l’indagato avrebbe ucciso una donna di 42 anni, conosciuta come “Antonella” e dedita al meretricio, al termine di un’aggressione caratterizzata da estrema violenza. La ricostruzione della pubblica accusa descrive una colluttazione culminata in ripetuti colpi inferti con uno sgabello di legno, che avrebbero provocato gravi fratture craniche, la rottura di denti e numerose lesioni su tutto il corpo. Quando la vittima era ancora in vita, l’aggressione sarebbe proseguita con la perforazione del collo mediante un trapano elettrico, utilizzato più volte.

Rapina come movente del delitto

Per la Procura, l’omicidio sarebbe stato commesso allo scopo di portare a termine una rapina. Dopo l’aggressione, l’autore si sarebbe impossessato del portafoglio contenente l’incasso della donna e delle chiavi del locale. Sul luogo del delitto furono rinvenuti elementi ritenuti rilevanti, tra cui mozziconi di sigarette riconducibili a una marca specifica e tracce ematiche attribuite all’aggressore. Le contestazioni comprendono le aggravanti della crudeltà, dei motivi abietti e futili e dell’azione finalizzata al profitto o all’impunità per la rapina.

Altri reati contestati tra il 2023 e il 2024

Nel medesimo atto di chiusura delle indagini figurano ulteriori imputazioni riferite a episodi recenti. All’uomo viene attribuito un furto aggravato di gioielli in oro, sottratti dall’abitazione di una donna con cui intratteneva una relazione, approfittando dell’assenza della vittima e delle chiavi di cui disponeva. Gli stessi beni sarebbero poi stati impegnati presso un’agenzia di pegni, ottenendo un prestito di circa 1.924 euro, configurando l’ipotesi di autoriciclaggio per l’occultamento della provenienza illecita.

Parti offese e attività investigativa

Tra le persone offese figurano i familiari della vittima dell’omicidio, la donna derubata dei monili e la Pubblica Amministrazione. L’avviso di conclusione delle indagini apre ora i termini previsti dalla legge, durante i quali l’indagato potrà presentare memorie difensive, produrre documentazione, chiedere ulteriori atti o rendere dichiarazioni. Nell’impianto accusatorio assumono rilievo anche intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche acquisite nel corso delle indagini.

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