Home Spettacolo Spettacolo Genova

La bella addormentata al Carlo Felice, poesia e tecnica si fondono

0
CONDIVIDI
La bella addormentata al Carlo Felice, poesia e tecnica si fondono

La bella addormentata (1890) è il secondo lavoro, come data di composizione, del celebre trittico per il balletto di Cajkowskij ( gli altri sono ”Il lago dei cigni” del 1877 e “Lo schiaccianoci” del 1892).

L’idea primiera fu del principe Ivan Vsevolozskij, sovrintendente dei Teatri Imperiali di San Pietroburgo, il quale desiderava allestire un balletto basato sull’omonima fiaba di Charles Perrault, musicata da Caikowskij. La coreografia originale venne affidata al già famoso Marius Petipa che realizzò uno scenario in linea e stile dei balletti di corte di Luigi XIV, re di Francia, della quale la Russia era allora alleata.

La prima rappresentazione ebbe luogo, con successo, il 15 gennaio 1890 al Teatro Marinsky di San Pietroburgo, con la danzatrice italiana Carlotta Brianza come protagonista e Marie Petipa, figlia del coreografo, nel ruolo della fata dei Lillà.

Dopo la  première, lo zar Alessandro III convocò Čajkovskij nel palco imperiale e commentò con un semplice “Bellissimo”, l’opera dell’ irritato compositore, che  aspettava un responso più lusinghiero.

Solo nel 1899 lo spettacolo arrivò al Teatro Bolsoj di Mosca, dopo essere approdato al Teatro alla Scala di Milano nel 1896.

Questa versione de “La bella addormentata”, presentata  dal Teatro Carlo Felice  per la regia di Oleg Stepanov e la coreografia di Konstantin Rassadin, non è danzata sulle punte  ma sulle lame dal Balletto sul ghiaccio di San Pietroburgo, fondato nel 1967 e oggi diretto dallo stesso Rassadin, ex solista del Teatro Kirov/ Marinsky.

Una compagnia di danzatori unica al mondo, che fondendo due grandi tradizioni russe, il balletto e il pattinaggio sul ghiaccio,  trasforma uno sport amato, ma fondato in primis sulla velocità, in una mirabile arte espressiva.

Girare in aria o parallelamente al suolo, spiccare salti quasi sovrumani, sempre con grande leggerezza e apparentemente senza fatica o sforzo, combinare il tutto con il movimento elegante della parte superiore del corpo e contemporaneamente seguire l’interpretazione della trama nella musica: tutti elementi indispensabili a trasformare  la pratica sportiva in teatro-arte.

La bella addormentata ha una trama semplice e conosciuta, anche attraverso la versione cinematografica di Walt Disney.

Al battesimo della principessina Aurora sono state invitate tutte le fate dei buoni sentimenti, ma la maligna Carabosse è stata esclusa: perciò maledice la neonata e le lancia un incantesimo di morte mediante la puntura di un dito al compimento del sedicesimo anno.

La fata dei Lillà non è in grado di annullare la nefasta predizione, ma solo può attenuarla: la fanciulla non morirà ma dormirà per un lungo periodo. Il giorno del compleanno, mentre Aurora danza con i pretendenti (l’Adagio della Rosa!), una vecchia le offre un fuso che la punge: la principessa e tutta la corte dormiranno  per cento anni un sonno profondo, finchè il principe Desirè, guidato dalla fata dei Lillà, non la sveglierà con un bacio.

Il matrimonio dei due giovani è  festeggiato anche da personaggi delle favole  quali Capuccetto Rosso e il lupo, il Gatto con gli stivali e gli uccellini azzurri.

Di questo allestimento del Carlo Felice restano nella memoria la suggestiva prospettiva trompe l’ oeil degli sfondi della reggia e la rappresentazione del magnetico bosco. Splendidi i costumi dell’epoca, che ricordano le eleganti  illustrazioni delle fiabe di  Perrault in apertura e…qualche anno dopo. Inutile rimarcare il già indiscusso ed apprezzato primato assoluto nelle tecniche del balletto degli artisti russi, accompagnati da una musica  sublime e magnificamente diretta ed eseguita.

Un applauso speciale e meritato il pubblico entusiasta della prima ha dedicato all’interprete della grifagna strega cattiva. I pattini prevedono tecniche che vincolano i movimenti rispetto al tradizionale ballo sulle punte ma permettono figure quasi impossibili alla danza classica: specie quelli usati per il pattinaggio figurato, modificati in modo da permettere slanci in verticale e dare grazia e leggerezza ai movimenti orizzontali.

Danza, sport, ottima esecuzione: una occasione per “vedere” la musica “ascoltando” la danza…

Elisa Prato