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Storia di Eva, al Sipario Strappato di Arenzano

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Storia di Eva, al Sipario Strappato di Arenzano

Sabato 7 marzo, riprende la regolare programmazione del teatro Il Sipario Strappato di Arenzano, sospesa lo scorso weekend a causa delle misure per limitare i contagi da coronavirus

L’appuntamento è alle ore 21 con “Eva”, portato in scena dall’Associazione Culturale Elicona e liberamente tratto dal “Diario di Eva” di Mark Twain. Sul palco, l’attrice Mariella Speranza e la ballerina Valeria Puppo, per la regia di Gianni Masella. Lo spettacolo vanta la collabrazione della Fondazione Luzzati del Teatro della Tosse.

“Eva” è un viaggio, un incontro strano, affascinante, pieno di meraviglia  e di stupore, che parla di due “diversi” che si studiano, si trovano, si conoscono un po’ di più ogni giorno che passa. Fino alla conoscenza profonda, quella che li porta fuori dal loro piccolo mondo, dal loro guscio protetto, e li catapulta nella vita vera con i suoi pensieri tristi e il suo senso di precarietà.

«Un racconto, quello di Twain, per nulla banale e scontato – dice il regista Gianni Masella – che ci regala una figura attuale, moderna, piena del senso della vita, di quella vita che si scopre giorno per giorno».
Eva, la prma donna, una sorta di dea. «Così inizia il suo percorso di consapevolezza nel paradiso terrestre – racconta Mariella Speranza – e mangiando la mela dell’albero della conoscenza si spinge ben oltre l’Eden. Eva si scopre, si sperimenta, racconta e omette».

Le musiche originali sono di Bruno Coli, scene e costumi di Anna Alunno, e la voce di Adamo è di Alberto Giusta. «Ho pensato potesse essere divertente utilizzare suoni che all’ascolto immediato suggerissero l’atmosfera dell’America dei tempi dello scrittore – spiega il compositore Bruno Coli -. Un banjo, un’armonica a bocca, e anche un pianoforte un po’ scordato, da saloon. Questo per suggerire la dimensione “quotidiana”. Ma non mancano “bradelli” tematici della musica finale, assemblati a volte in modo imprevedibile per allontanarsi dal realismo e suggerire l’altra dimensione, quella trascendentale, metafisica»