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Perché non posso fare il padre? Calvario giudiziario papà separato non ha fine

Ministero di Grazia e Giustizia (foto di repertorio)

“Perchè non posso fare il padre? Voglio che lo motivino se ne hanno il coraggio, ma non lo faranno mai, preferiscono fare orecchie da mercante”.

La storia infinita di D.P., 50enne genovese d’adozione e abitante nell’entroterra cittadino, continua a colpi di carte bollate e incontri in Tribunale. E’ un calvario giudiziario senza fine.

Una storia purtroppo come tante, in cui sono coinvolti anche i Servizi sociali del Comune di Genova, venuta a galla grazie al coraggio e alla caparbietà del 50enne nel difendere i diritti della figlia.

Papà separati, ennesimo calvario giudiziario: esposto in procura per vedere la figlia

“Da fine luglio – ha raccontato il papà separato – non vedo la bimba e nessuno dice perché. Non è giusto.

Mi preoccupo dei Servizi sociali che ti chiamano e con la scusa di tutelare la minore vogliono soltanto tutelare loro stessi, visto che chiediamo i danni per la loro incompetenza e scarsa professionalità.

Ho anche urlato e chiesto al giudice che metta per iscritto i motivi, ma a tre mesi dall’incontro in Tribunale finora niente. Zero di zero.

Ho perfino scritto al ministro di Grazia e Giustizia, ma da fine luglio scorso non ho ancora ricevuto risposta.

In tutta questa allucinante storia, la bambina, che dicono di tutelare, in realtà è stata danneggiata impedendogli di avere un padre. Proprio non facendo niente. E’ questo il loro gravissimo errore”.

Ecco il testo della missiva inviata via Pec al ministro Alfonso Bonafede (M5S) il 25 luglio scorso dopo l’incontro con il giudice, che abbiamo ricevuto dal papà separato.

“Egr. Ministro, come da mia ultima precedente datata 28 Giugno, sono ad ancora a chiedervi un incontro formale con Lei o u suo rappresentante.

Il giorno 21-07-2020 ho avuto un incontro con il Giudice Onorario Di Gregorio e il mio Avvocato Massimiliano Maloberti che ci legge in copia.

Il Giudice ha disposto questo incontro dopo ben 7 mesi dalla mia formale richiesta, anche con la scusa del lockdown non era abbastanza urgente, mi ha avvisato della Vostra segnalazione e molto educatamente e velatamente mi ha avvisato che può succedere che tutti i miei tentativi (giornali e segnalazioni al Ministero) non è detto che possano ottenere l’effetto sperato.

Abbiamo parlato per circa un ora. Ho segnalato che nonostante avessi visto mia figlia molto sporadicamente, perchè la mamma era contraria ai nostri incontri dice per colpa del coronavirus, adesso mi ritrovo che la bambina si rifiuta di parlarmi anche semplicemente al telefono. Al massimo solo un breve saluto di risposta, dicendomi che è stressata per uscire con me.

Ritengo che la bambina abbia subito quella che si chiama Alienazione Parentale. Prova ne è 3 ultimi video con la bambina dove si vede particolarmente felice (video che ho mostrato al Giudice e pronti ad essere allegati al verbale).

Ho sommessamente ricordato al Giudice, essendo lui il preposto alla tutela dei diritti della minore, che nel 2013 l’Italia è stata condannata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per non avere predisposto un sistema adeguato a tutelare il diritto inviolabile del genitore – quasi sempre il padre separato – di mantenere un rapporto significativo col figlio (CEDU, sez. II, sentenza del 29.1.2013, Affare Lombardo c/ Italia).

E’ un principio che trova fondamento nella Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione europea (art. 24) e della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 1989.

Il diritto alla bigenitorialità in Italia scaturisce dalla legge sull’affido condiviso L. 54/2006 che sancisce ‘il diritto del minore di mantenere il rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori’.

Cosa mai avvenuta, nonostante in tanti anni, tutte le relazioni dei Servizi Sociali sono più che positive.

Nonostante abbia chiesto in tutti questi anni, più e più volte, che mi dessero motivi ostativi per i quali non possa fare il padre, non hanno mai risposto.

Gli ho spiegato che non ho commesso nessun tipo di reato e gli ho ricordato anche che:

a gennaio 2019 il Tribunale per i Minorenni di Caltanissetta ha stabilito che un padre detenuto, condannato alla pena accessoria della sospensione della responsabilità genitoriale, non deve decadere automaticamente dalla responsabilità genitoriale salvo che ciò sia contrario all’interesse del minore, perché il figlio ha diritto a mantenere rapporti significativi e continuativi con ciascuno dei genitori anche nel caso in cui uno di essi si trovi in carcere (decreto 15-19 gennaio 2019).

Pronuncia che riposa sui principi dell’art. 315-bis del codice civile, ma anche sulla base della Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione europea (art. 24) e della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 1989 (art. 9).

Lasciamo perdere i miei diritti, ormai sono calpestati da anni, ma io ho chiesto che non vadano lesi i diritti di mia figlia, ma vedi la scarsa professionalità dei Servizi sociali (chi è preposto non interviene) mi ritrovo a perdere la mia quarta figlia perché nessuno interviene nonostante le mie innumerevoli segnalazioni.

Il padre è considerato cittadino di serie B.

Non chiedetemi ancora di avere un atteggiamento ‘costruttivo e collaborativo’ come da Vostra lettera del 14-07-09 Prot.21469 della quale allego copia.

Potete controllare Voi stessi, al Tibunale Minorile di Sassari, non ho mai sgarrato di una virgola, ma nonostante ciò, gli incontri di mediazione predisposti per un percorso di riavvicinamento delle mie 3 figlie, e poterle riportare a Genova, non se n’è mai fatto neanche uno, ostacolati dalla nonna.

Adesso, nonostante gli incontri scarsi in ben 4 anni, che come da sentenza dovevano progredire e ora cessati, il Giudice mi ha proposto di far rientrare la figura dell’educatore. E quindi ritorniamo ancora daccapo (indietro e allungando a dismisura i tempi ).

Io questa cosa che sarebbe successa lo avevo segnalato innumerevoli volte ma nessuno mi ha mai dato ascolto.

Adesso basta. Sono disperato di questo continuo stillicidio e sopruso.

Chiedo un incontro entro 30 giorni dalla presente, o mi vedrò costretto a scendere giù a Roma presso il Ministero incatenarmi e se serve fare anche uno sciopero della fame e poi rivolgermi financo alla Corte Europea.

Non è una  minaccia, ma un chiaro avviso di un papà disperato che non avendo fatto niente di male ha già perso l’infanzia con sua figlia (questa lotta dura da quando lei aveva 3 anni e mezzo e tra pochi giorni ne avrà 11).

Voi al Ministero avete un debito con me. Il minimo che potete fare è darmi un incontro ed ascoltarmi, poi decidete Voi. In attesa di un Vostro Riscontro Le invio i miei saluti”.