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Marassi, detenuti stranieri con lame e droga. Corso: agenti lasciati soli

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Coltello (foto di repertorio)

“L’ultimo ritrovamento, avvenuto oggi, di telefonini, droghe e lame all’interno delle celle del carcere di Marassi è un fatto gravissimo, che dimostra la situazione di insicurezza in cui si trovano a dover lavorare gli agenti di Polizia penitenziaria, sotto organico e con insufficienti presidi di autoprotezione. Il fatto che gli oggetti siano stati scoperti e sequestrati dagli agenti dimostra anche la grande professionalità con cui, nonostante tutto, gli uomini in divisa svolgono quotidianamente il proprio difficile, ma preziosissimo lavoro”.

Lo ha dichiarato oggi Francesca Corso, consigliere della Lega e presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Genova, che ha puntato il dito anche contro il sistema gestito dal ministro spezzino Andrea Orlando (Pd).

“Nonostante i già numerosi episodi di violenza avvenuti nel carcere di Marassi a danno degli agenti di Polizia penitenziaria – ha aggiunto Corso – la situazione non sembra migliorare per i nostri agenti.

Oltre a un cronico sovraffollamento di detenuti e a una carenza di agenti, il sistema di ‘vigilanza dinamica’ e il regime aperto, che permette per molte ore la libertà fra le sezioni dei detenuti, provoca grossi disagi agli agenti, costretti a fare i salti mortali pur di garantire la sicurezza all’interno dell’istituto.

Nel 2017 a Marassi ci sono stati 199 casi di autolesionismo, oltre a 235 colluttazioni. Un fallimento totale del ministro ligure Orlando e dell’attuale governo Pd che non hanno saputo dare risposte concrete.

La Lega al governo del paese avrà come priorità quella di riformare il sistema giudiziario italiano, potenziando gli organici della penitenziaria, dando maggiori garanzie di sicurezza, anche con l’utilizzo di nuove tecnologie, e avviando un serio piano di edilizia carceraria”.

“I telefoni cellulari – ha confermato il segretario del sindacato di Polizia penitenziaria Sappe Donato Capece – sono stati trovati in alcune celle occupate da detenuti sudamericani e tunisini. Gli smartphone sono stati sequestrati e se n’è data notizia agli uffici dipartimentali e regionali e all’Autorità Giudiziaria.

Al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria chiediamo interventi concreti come, ad esempio, la dotazione ai Reparti di Polizia Penitenziaria di adeguata strumentazione tecnologica per contrastare l’indebito uso di telefoni cellulari o altra strumentazione elettronica da parte dei detenuti nei penitenziari italiani.

E’ del tutto evidente che il carcere di Marassi, sotto il profilo dell’organizzazione e della sicurezza è allo sbando.

Ogni giorno succede qualcosa, ed è quasi diventato ordinario denunciare quel che accade tra le sbarre. Altro che carcere umano e più sicuro, come prometteva il Ministro della Giustizia Orlando. Marassi è un colabrodo per le precise responsabilità di ha creduto che allargare a dismisura le maglie del trattamento a discapito della sicurezza interna ed in danno delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria.

Non è un caso se, da quando sono stati introdotti nelle carceri vigilanza dinamica e regime penitenziario aperto, gli eventi critici nelle carceri sono decuplicati”.