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Liguria: dopo decreto Conte 87% imprese artigiane inattive e in futuro rischio chiusura

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Confartigianato Liguria (foto repertorio fb)

Sono 43.009 le imprese artigiane attive in Liguria e solo 5.316, il 12,36%, riescono oggi a operare secondo i codici individuati dal decreto Conte sull’emergenza coronavirus, ma “molte con fatturati vicini allo zero”. Sono invece 28.885 su 135.777 le imprese liguri di tutti i settori produttivi (commerciali e di servizi) aperte nella regione.

Sono gli ultimi dati forniti oggi secondo le elaborazioni dell’Osservatorio di Confartigianato Liguria in base a quanto riportato Infocamere/Movimprese.

“Il protrarsi – ha spiegato il presidente di Confartigianato Liguria Giancarlo Grasso – delle misure restrittive, insieme al calo generalizzato dei consumi, rischia di provocare un effetto domino che potrebbe falcidiare interi settori produttivi, con molte imprese che hanno chiuso e che potrebbero non aprire più.

Oggi viene prima di tutto la salute, ma dobbiamo subito pensare al domani e trovare le risorse necessarie per garantire una liquidità straordinaria per le imprese, con tassi a livello zero o quasi e a lunga scadenza”.

Tra i maggiori settori artigiani ancora operativi ci sono le industrie alimentari, con 1.045 imprese in attività, e dei trasporti merci, con 2.504 unità.

Chiuse invece molte attività artigiane dei servizi, dall’acconciatura all’estetica, già a partire dalle prime restrizioni governative.

Al momento, risultano 1.738 le imprese liguri che fino a oggi si sono rivolte al Fondo di solidarietà dell’artigianato (Fsba) per ottenere la cassa integrazione per i loro circa 5mila dipendenti, che otterranno l’80% del proprio stipendio, anche grazie alle azioni intraprese da Regione Liguria.