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La crisi dei microchip, si cerca la soluzione anche se difficile

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La crisi dei microchip, si cerca la soluzione anche se difficile

La crisi dei microchip ostacola e rallenta anche il mercato dell’auto, si cerca la soluzione anche se difficile. 

I semiconduttori e microchip sono presenti in molteplici parti delle vetture, dalla centralina che gestisce le funzioni del motore alla navigazione GPS,  informazioni via web (infotainment) e alla strumentazione. Situazione simile anche con i pc, le cui vendite sono aumentate in seguito al maggior uso nello smartworking a causa della pandemia. Tutti questi fattori rallentano il mercato del computer che soffre e rallenta per la carenza di microchip. Il settore delle telecomunicazioni con i forti investimenti nelle reti ha bisogno di nuove e più sofisticate apparecchiature.

La causa di questo squilibrio si trova nel mercato dei semiconduttori ed è dovuto all’aumento esponenziale della domanda provocata dalla ripresa post Covid-19. I principali gruppi mondiali non riescono ad aumentare la produzione di microchip nell’immediato ed a soddisfare la richiesta di un numero maggiore di strumenti informatici ed elettronici.

La soluzione sta nel costruire nuovi impianti più produttivi in minor tempo, un processo che però non si può attuare in poco tempo. Oltre a ciò, bisogna considerare che nel frattempo la domanda dovrebbe aumentare ancora,  di conseguenza, si sposta in tempi più lunghi per equilibrare il punto di equilibrio tra domanda e offerta.

Quali sono i tempi di risoluzione della crisi? Si chiedono gli utenti di queste tecnologie e chi le approvvigiona.

Le previsioni più pessimiste sono quelle degli analisti di Bcg (Boston Consulting Group). Gli esperti di Bcg hanno elaborato un grafico dove si vede che: “la capacità produttiva installata di microchip nel mondo dal 1990 a oggi si è già moltiplicata per 15 volte, mentre la domanda cresce con blocchi improvvisi.   ̶   Si legge nella nota di Bcg.    ̶   Oggi la domanda supera l’offerta del 15% circa, un gap mai così ampio dall’inizio della crisi. Nessun altro settore come i semiconduttori ha lo stesso elevato livello di investimenti sia in ricerca che nello sviluppo (22% delle vendite annuali di semiconduttori finali ai produttori di dispositivi elettronici) sia in spese in conto capitale (26%).”
Cosa succederà nei prossimi 10 anni nel mondo dell’industria?
Secondo lo studio di Bcg la domanda crescerà con una media del 7,7% nei prossimi due anni, a fronte di un +6,3% della capacità produttiva. La crisi potrebbe attenuarsi verso la fine del 2022 ma, prima di allora, il gap tra domanda e offerta potrebbe vivere un nuovo picco vicino a quello attuale, attorno al 15%. Le società dovranno investire circa 3mila miliardi di dollari solo in ricerca e sviluppo e spese in conto capitale a livello globale lungo tutta la catena del valore per soddisfare la crescente domanda di semiconduttori.

Le previsioni di Intel e Stm si prevedono  investimenti in Italia 

Gli impianti dell’industria dei semiconduttori lavorano sette giorni su sette, 24 ore al giorno, 360 giorni l’anno, per ammortizzare i costi di macchine da diversi milioni di euro. Quindi aumentare la capacità in fretta non è semplice.
«Nel medio periodo, si possono acquistare nuove macchine, se si possiede lo spazio attrezzato in cui inserirle. Questo è quello che abbiamo fatto e faremo per far fronte al boom della domanda. Ma costruire da zero un ambiente per produrre microchip richiede anni». Le ipotesi avanzate dal numero uno di Intel, il Ceo Pat Gelsinger, secondo cui «in ogni quadrimestre dell’anno 2022 le cose andranno sempre meglio, ma raggiungeremo un bilanciamento tra domanda e offerta solo nel 2023».
La società ha l’intenzione di investire in Italia, si vuole realizzare di un impianto di semiconduttori che potrebbe essere collocato in Sicilia. Si tratta di un impegno quantificato in circa 8 miliardi di dollari, mentre la multinazionale statunitense prevede di spendere 95 miliardi per rafforzarsi in Europa. Ma tutti i gruppi hanno innestato la quarta nei propri progetti di investimento.
Il maggior produttore mondiale di chip, la Taiwan Semiconductor, ha detto che spenderà 100 miliardi di dollari nei prossimi tre anni per aumentare la produzione. Samsung Electronics ha comunicato di voler aumentare di un terzo i suoi investimenti nei prossimi tre anni a oltre 205 miliardi di dollari. Lo scorso giugno anche Bosch ha inaugurato, a Dresda, una nuova fabbrica di semiconduttori, investendo 1,2 miliardi; mentre Stm sta ampliando lo stabilimento di wafers di silicio di Agrate in Lombardia. ABov