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Il Nano Morgante | Il saluto a salve

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Il Nano Morgante | Il saluto a salve

Nelle varie modalità di saluto che si offrono sul piatto della socialità globalizzata (mascherina anti-pandemia permettendo), si può intendere il “salve” come una forma di compromesso: una ibridazione  tra la confidenza coraggiosa del “ciao” e la riservata deferenza del “buongiorno”.

L’utilizzo di un timido “salve” può consistere e proporre quindi una interpolazione emotiva tra le opzioni considerate, sottintendendo una scelta alternativa rispetto all’opportunità di adottare, caso per caso, la forma avvicinante-confidenziale o quella distanziante-gerarchica.

La terza opzione potrebbe quindi richiamare un sistema metrico di dialogo e di scambio transitante nell’incertezza e nella cautela.

In buona sostanza,  tra deferenza e differenza, la soluzione s’impone  quando che il confidenziale “tu” lo si reputa una modalità espressiva inadeguata, a volte incauta, a volte irriguardosa: sebbene molto utilizzata nei rapporti aziendale e commerciale, in specie tra cliente e venditore, per instaurare una dinamica più fluida e produttiva dell’utile.

Nel caso confidenziale in ambito lavorativo, non si può escludere tout court che il contatto amichevole tra capo e subalterno possa configurare una tattica per un avvicinamento cui assegnare, volta per volta, sincerità e spontaneità, oltre che finalità alternative.

Nella circostanza produttiva, la finalità del “tu” può intercettare quella spontaneità che induce il consumatore ad assegnare fiducia e a auto-consegnarsi con più facilità nel ruolo di cliente.

E’ risaputo infatti che, in relazione ai salve, buongiorno o ciao,  un certo legame affettivo, rimandando alle modalità fantozziane, aiuti ad instaurare nell’individuo senso di appartenenza  e/o facilitare relazioni collaterali.

Ribadendo il concetto in narrazione, l’utilizzo dell’espressione “salve”, eccettuato ogni tatticismo, pare denotare un freno iniziale, una titubanza nel rapporto, all’insegna di un presidio circospetto e ridossato del proprio contesto.

In sintesi conclusiva, se per un verso l’individuo pare essere l’artefice delle proprie scelte e impugnare con saldezza il timone delle proprie relazioni, come vuole suggerire certa proiezione mediatica, per l’altro pare avviluppato ad una titubante e sfiduciata percezione del mondo circostante.

Al punto da optare per le prudenti modalità di un “saluto a salve”. Massimiliano Barbin Bertorelli