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Il Nano Morgante | Il melodramma femminile

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Il Nano Morgante | Il melodramma femminile

E’ decisivo quanto l’essere umano, in via generale e senza implicazioni di genere, conservi una sorta di ritrosia nel capitalizzare le passate esperienze, dirette e indirette. E quanto, evitando tali contaminazioni,  non contempli di costituirne risorsa.

In merito alla ciclicità degli accadimenti che ci rendono inconsapevolmente protagonisti, apro un siparietto sull’annoso e dolente legame tra sentimento e sacrificio, laddove é abituale che ogni nuovo modo di osservare il mondo necessiti lo scardinamento di una radicata e volontaria condizione. Ciò estrapolando liberamente la considerazione di Iris Murdoch in merito al “differente panorama che gli occhi ti permettono di vedere dopo aver smesso di amare”.

Nondimeno, risulta vano generalizzare. Utile tuttavia é de-costruire, distinguendo tra i generi, giacché essi rilevano, per natura e cultura, oceanica disparità, atavica  immiscibilità.

E’ indubbio infatti che, in media, la donna concepisca l’ambito familiare e il rapporto sentimentale in termini più solidali e dedicati rispetto all’ uomo.

Menzionando un incontro organizzato dalla Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova (ante-covid) riguardante “il melodramma italiano e i risvolti delle passioni femminili”, in esso si riportava in capo alle odierne protagoniste femminili una quota della sofferenza patita nel tempo passato.

E’ possibile notare, tra gravami patenti, che la natura del genere femminile,  malgrado le avvenute rivoluzioni, ancora conservi nell’era iper-tecnologica un’ etica dell’abnegazione sempre pronta a manifestarsi.

Certe trame operistiche e certi drammatici esiti narrativi, imperniati su violenze e soprusi subìti per mano di un dominus, non tardano a richiamare efferati accadimenti e dinamiche contemporanee.

Che il genere femminile venga di default considerato “più natura che cultura”, mutuando da altri l’ eloquente definizione, formula una impostazione stereotipata di relazione. E rimanda, citando JS Mill, ad un “innamoramento che sembra decidere il destino dell’individuo”.

Il tratteggio di una donna contemporanea  coinvolta in un legame tra sentimento e sacrificio persiste malgrado il disincanto del “pensare quanto ho sofferto per un qualcuno totalmente inadatto”,  scomodando M.Proust.

Visto che, re-citando J.S.Mill,  “nascere femmina, piuttosto che maschio, non può decidere la sorte di una vita”, concludo con una scritta apposta di recente in bella vista su un muro: “quando una donna incontra qualcuno che si fa in quattro per lei, è sicuramente una pizza”. Massimiliano Barbin Bertorelli