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Il fermo biologico non è adeguato per la tutela del mare

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Il fermo biologico non è adeguato per la tutela del mare

Coldiretti Liguria, l’aumento dei giorni di stop per lo strascico, porterebbe l’attività di pesca sotto la soglia di sostenibilità economica

Serve un nuovo sistema che tenga realmente conto delle esigenze di riproduzione delle specie e delle esigenze economiche delle marinerie”.

Ogni anno il fermo pesca suggella a rotazione, su tutte le marinerie italiane, il blocco delle attività dei pescherecci che effettuano pesca a strascico, per 30 giorni consecutivi, ma alcune novità sembrano essere dietro l’angolo per il 2021, con l’aumento dei giorni di stop : è l’ennesima scure che rischia di abbattersi su uno dei settori chiave dell’economia ligure, in un anno oltretutto caratterizzato da difficoltà economiche causate dalla pandemia, cambiamenti climatici considerevoli, oltre alla continua concorrenza del pescato in arrivo dall’estero.

È quanto afferma Coldiretti Liguria in vista dell’esame della proposta della Commissione europea per fissare nuove norme che regolamenteranno la pesca nel Mediterraneo nel 2021, al vaglio del Consiglio dei ministri Ue. Già nel 2020, in aggiunta ai periodi di fermo obbligatori fissati, per i pescherecci erano stati calendarizzati ulteriori giorni di blocco, da 7 a 17, a seconda dalla zona di pesca alla quale sono iscritti e alle dimensioni delle imbarcazioni stesse: il rischio ora è che venga alzato ulteriormente il numero  di giorni del fermo pesca per il 2021 per ogni GSA (Geographical Subareas- area di pesca)  riducendo significativamente i tempi di lavoro annui per i singoli segmenti di flotta.

“L’attività di pesca che si prospetta con ulteriori restrizioni,– afferma Daniela Borriello, Responsabile di Coldiretti Impresapesca Liguria – rischia di essere al disotto della soglia di sostenibilità economica, in un settore che non possiede un sistema di ammortizzatori sociali in grado di supportare le interruzioni prolungate di produzione. Le imprese che fanno pesca a strascico, così non hanno la possibilità di generare economia, sostenere i bilanci e l’occupazione. È necessario quindi rivedere urgentemente gli obblighi per le nostre marinerie:  siamo convinti che, ad esempio, il sistema di gestione dello sforzo di pesca mediante conteggio di monte ore gestite dall’impresa, possa essere migliore dell’attuale sistema a calendario, rispondendo anche in maniera più adeguata alle necessità di tutela dell’ambiente marino, visto che le nostre barche non stanno un’intera giornata in mare e che, se non viene portato a terra nulla, la giornata è contata comunque come uscita di pesca”.

“In un anno difficile per tutti i settori, – affermano il presidente di Coldiretti Liguria Gianluca Boeri e il Delegato Confederale Bruno Rivarossa – è indispensabile, per quello ittico, prorogare i piani di gestione relativi allo strascico cercando di predisporre il decreto per l’arresto temporaneo 2021 a similitudine almeno di quello del 2020. Nonostante la riduzione del periodo fisso di blocco delle attività, l’apertura alla tutela differenziata di alcune specie e la possibilità per le imprese di scegliere i restanti giorni di stop, il giudizio sull’assetto del fermo pesca 2020 comunque non può essere positivo, poiché la misura continua a non rispondere alle esigenze della sostenibilità delle principali specie target della pesca nazionale, tanto che lo stato delle risorse nei 33 anni di fermo pesca è progressivamente peggiorato, come anche parallelamente lo stato economico delle nostre imprese e dei redditi, soprattutto per il ritardo nei pagamenti da parte degli enti preposti dei fermi pesca già effettuati in precedenza. Non è aumentando i giorni di fermo che si risolve il problema, ma serve un nuovo sistema che tenga realmente conto delle esigenze di riproduzione delle specie e delle esigenze economiche delle marinerie.”