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Genoa, Medeiros: Grifone per me grande opportunità

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Non è facile ambientarsi, cambiare vita, abitudini. Iuri Medeiros sa che c’è da lavorare a cominciare dalla lingua. I segnali dal campo però sono incoraggianti.

Il linguaggio del pallone, per chi gli dà del tu, può offrire strade più veloci. “Devo ringraziare i compagni, tutti gentili, per il modo in cui mi stanno aiutando. Pedro (Pereira), Miguel (Veloso) e Daniel (Bessa) poi non mi perdono di vista. Traducono quando non capisco, fuori sono punti di riferimento. In Italia si gioca un calcio differente, più fisico, più tattico che in Portogallo. Anche là facevamo sedute in palestra, ma non si correva così. Con questa intensità. Questo modo di allenarsi è ottimo per aumentare la resistenza e i volumi. Ero indietro quando sono arrivato. Sto recuperando la condizione in queste settimane”.

Le botteghe del centro storico più esteso d’Europa, così è, non lo vedranno sgomitare per il baccalà. “Lo posso dire? Non mi piace per niente. So che c’è una forte tradizione qui, io preferisco pizza e spaghetti. A Genova abito in centro. Ha delle similitudini con Lisbona e Porto, anche se là non c’è il mare ma i fiumi”. Il sale marino è stato un comune denominatore nella sua infanzia. “Vengo da un paese, Horta, nell’isola di Faial. Nella regione autonoma delle Azzorre”. Uno di quei posti incantevoli, pieni di luce, cari allo scrittore Antonio Tabucchi. Parchi naturali, natura incontaminata, crateri vulcanici. Il Barreiro, le spiagge. Persino il deserto. E poi i velisti che rincorrono la rotta di balene e delfini. “Si pesca che è un piacere dalle mie parti. A me gusta la musica hip-hop e il cinema d’azione”.

Da bambino giocava per la strada. Quante volte l’asfalto gli ha sbucciato le ginocchia insieme a quelle dei suoi amici. Le finte. L’arte del dribbling. Le carezze al pallone sono iniziate lì. Mica badava ai richiami della mamma, da un orecchio entravano, dall’altro uscivano, quando faceva sera e veniva l’ora di rincasare. “Fin da piccolo avevo in testa solo il calcio. Sempre giocato da attaccante, già nella squadra dello Sporting Horta”. Crescendo ha indossato la maglia di tutte le rappresentative nazionali giovanili. Due Europei con il Portogallo Under 21, una finale persa nell’edizione 2015. “Sono state esperienze che mi hanno fatto crescere, dando un senso ai sacrifici che un calciatore affronta durante il percorso. Siamo dei privilegiati. Lasciare la famiglia quando si è molto giovani non è però come bere un bicchiere d’acqua. Il mare, Genova, l’acqua. Ora la mia ambizione è quella di aiutare la squadra”.