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Detenuto di Marassi si cuce la bocca con ago e filo per protesta

Detenuto di Marassi si cuce la bocca con ago e filo per protesta

E’ ancora il Sappe ligure a denunciare il difficile clima in cui si trova la Polizia Penitenziaria di Marassi. Gli episodi accaduti in questi ultimi giorni riconfermano i dubbi sollevati dal sindacato degli agenti, che contesta anche la gestione della direttrice della casa circondariale genovese.

“Un detenuto marocchino l’altro giorno si è fisicamente cucito la bocca con del filo e ago rudimentale. Singolare protesta che parrebbe essere sorta dopo il rifiuto ad una sua richiesta, creando non poche difficoltà al personale che è dovuto intervenire per evitare al detenuto ulteriori danni fisici.

Un altra criticità è stata causata da un altro detenuto straniero, un sudamericano, che a seguito di un procedimento disciplinare, ha letteralmente demolito la cella lanciando poi i cocci, procurati dalla rottura del lavabo e del WC, verso i poliziotti presenti, anche in questo caso il personale, con difficoltà ha ricondotto il detenuto alla ragione ripristinando la sicurezza interna.

Ma ancora più significativo e l’aver rinvenuto 2 telefonini all’interno delle celle a disposizione di alcuni detenuti sempre stranieri.

Si tratta di episodi estremi che simboleggiano il comportamento ostile dei detenuti al rispetto delle regole ed ad una carenza di personale che influisce specialmente nei controlli all’ingresso dell’istituto.

Il Sappe ligure, non vuole solo limitarsi a denunciare i quotidiani eventi che avvengono a Marassi, si domanda quando l’amministrazione penitenziaria porrà interesse su Marassi uno dei maggiori istituti più problematici d’Italia dove nessun provvedimento “svuota carceri” ha trovato applicazione attestando la presenza di circa 720 detenuti su una capienza massima di 516 posti (dei quali 357 stranieri) per lo più con problemi psichiatrici, particolarmente violenti e riottosi”.

“Siamo fuori dalla logica della sicurezza e da quella del giusto trattamento – ha spiegato dichiara Michele Lorenzo del Sappe – se oggi i risultati sono questi, è ora che la Direzione riveda la gestione dell’istituto riportandolo nei parametri della dignità umana con rispetto delle regole e del lavoro del poliziotto penitenziario, oggi unico soggetto esposto a pericoli per la propria incolumità subendo anche aggressioni. Bisogna interpretare ed intervenire su quanto oggi accade nell’istituto genovese di Marassi”.

A coronare la negatività di Marassi il Sappe ligure, ritiene assurdo che nel carcere genovese l’area dedicata agli agenti della Polizia Penitenziaria non abbia a disposizione neanche l’acqua calda: “ulteriore elemento che caratterizza negativamente Marassi”.

Il Sappe della Liguria ritorna, poi, sul Garante regionale dei detenuti, chiedendosi se è “effettivamente necessaria tale figura in una Regione che ormai, da un punto di vista amministrativo penitenziario, è gestita dal Piemonte dove già esiste il garante dei detenuti, quindi anche il garante della Liguria dovrà rapportarsi con il Piemonte.

Ma se la Commissione consiliare regionale ha ritenuto indispensabile che anche la Regione Liguria, con i suoi 1400 detenuti circa, si dotasse di tale figura, speriamo che abbia le idee chiare su cosa deve fare e come agire e che questo non sia l’ennesimo atto avverso il lavoro della Polizia Penitenziaria.

Nel frattempo, però, è con dolore si apprende la notizia del suicidio di un altro poliziotto penitenziario che, sino a qualche giorno prima, faceva servizio a Marassi.

Grave lutto sul quale resterà il silenzio che non coprirà il dolore dei famigliari e dei colleghi che continueranno a lavorare nella bolgia dantesca dell’inferno di Marassi.

Una cosa è certa che nessun politico, nessun direttore, nessun provveditore potrà mai capirne il disagio. Per comprenderlo bisogna conoscere il lavoro del Poliziotto penitenziario”.

 

Carcere Marassi (foto di repertorio)