Home Cronaca Cronaca Genova

Coronavirus nelle Rsa, procura di Genova acquisisce lettera aperta dei gestori

0
CONDIVIDI
Tribunale di Genova (foto d'archivio)

La procura di Genova ha acquisito la lettera aperta scritta da alcuni gestori delle case di riposo della Liguria nella quale, in sostanza, affermano che gli sarebbe stato chiesto di curare i malati Covid-19 nel loro “ambiente”.

I pm genovesi hanno avviato una serie di approfondimenti per capire se vi siano eventuali responsabilità.

Questi accertamenti rientrano nell’inchiesta per epidemia colposa, affidata ai carabinieri del Nas.

Viale: 60% Rsa liguri non colpito da contagio. Toti: 14% ospiti e 8% operatori positivi

“Abbiamo compreso che l’invio dei nostri ospiti malati negli ospedali – avevano sostenuto alcuni gestori delle Rsa genovesi nella lettera aperta – avrebbe congestionato il sistema, abbiamo compreso le richieste di accoglienza di utenti che dovevano far spazio alle terapie intensive, abbiamo capito che i ritardi nei dispositivi di protezione o la contraddittorietà delle linee guida erano legati al dover attrezzare i reparti ospedalieri e le unità critiche”.

Viale: a metà marzo avevamo indicato dimissioni protette degli anziani a casa non in Rsa

Tuttavia, l’assessora regionale alla Salute Sonia Viale ha già chiaramente spiegato che “a metà marzo avevamo caldeggiato le dimissioni protette dagli ospedali, ma a casa, non nelle case di riposo, creando proprio un percorso mirato a proteggere gli anziani nel modo migliore, anche mediante rigorose verifiche delle condizioni di salute degli ospiti prima dell’accoglienza”.

Intanto in procura continuano ad arrivare esposti anonimi, ma anche di parenti di anziani morti, in cui si lamenta una errata gestione dell’emergenza nelle Rsa.

Si va dalla segnalazione di bar aperti dentro le strutture e quindi con accesso di persone esterne, alle presunte dimissioni di pazienti senza sapere se fossero contagiate dal Covid-19, fino alle presunte pressioni da parte delle direzioni sanitarie di non indossare i Dpi, in particolare le mascherine, per “non spaventare i degenti”.

In questi giorni gli investigatori stanno ascoltando i famigliari degli anziani deceduti, ma anche personale medico e infermieristico per ricostruire i fatti asseriti.