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Violenza sessuale e false accuse: condannata 19enne di Alassio. Vittima un 26enne

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False accuse di violenza sessuale: condannata una 19enne di Alassio (foto di repertorio)

Ancora false accuse di stupro e uomini innocenti rinchiusi in carcere. Ieri una 19enne di Alassio è stata condannata dal Tribunale di Savona a un anno e 10 mesi di reclusione. La sentenza è stata emessa dalla gip Fiorenza Giorgi.

La giovane donna aveva ingiustamente accusato di tentata violenza sessuale un 26enne di Albenga, che aveva rischiato di essere condannato a una pena dai 5 ai 10 anni di reclusione (art. 609 bis del Codice penale). L’episodio risale all’anno scorso.

Su Fb l’operaio, incensurato, aveva ipotizzato le ragioni del gesto della 19enne così: “La ragazza aveva provato a contattarmi con molta insistenza su Instagram senza tra l’altro ottenere nessun riscontro da parte mia, stante il mio totale disinteresse nei suoi confronti. Nonostante quella sera fossi stato in compagnia di tre amici in un locale di Ceriale per tutta la sera, sono bastate le sue accuse infondate per farmi passare una notte in caserma e le 35 ore successive nella sezione protetta della casa circondariale di Sanremo”.

La mite condanna di ieri della 19enne risulta tuttavia senza la sospensione condizionale della pena. E’ arrivata solo a seguito di un risarcimento a favore del giovane ingiustamente accusato, difeso dall’avvocato Antonio Marino, che ha anche subìto un grave trauma psicologico.

La presunta vittima si era presentata in ospedale con tagli, graffi e lividi. Ai carabinieri aveva raccontato nel dettaglio la violenza sessuale e la procura, forse un po’ troppo frettolosamente, aveva ordinato di arrestare il 26enne. Solo dopo un paio di notti trascorse in cella, era riuscito a chiarire l’episodio ed era stato liberato.

Anche le varie testimonianze e il controllo sulle comunicazioni telefoniche non coincidevano con quanto affermato dalla giovane. Infatti, nel momento della violenza denunciata dalla presunta vittima, il 26enne era a cenare con gli amici e poi era rientrato a casa.

La 19enne, dopo molti giorni, aveva quindi ammesso di essersi inventata tutto e aveva chiesto scusa per l’accaduto anche i suoi genitori, che avevano ovviamente stigmatizzato il suo comportamento.