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Una lettera di una figlia alla mamma nel giorno della sua Festa

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Una lettera di una figlia alla mamma nel giorno della sua festa

Ecco una lettera che una figlia manda alla propria mamma nel giorno della sua festa.

“Ci sono tante cose che una figlia vorrebbe dire alla sua mamma in questa giornata dove si celebra la sua festa, tante parole che non si riescono a dire e tanti abbracci che non si riescono a dare.

Una festa della mamma che il Covid rende una giornata come tante altre, una giornata dove siamo lontane, ma ormai ci abbiamo fatto l’abitudine io e te dopo 2 mesi e mezzo di distacco.

Anche oggi proverò a chiamarti con una videochiamata alla quale non riuscirai a rispondere; proverai tu e ti dispererai come sempre per non esserci riuscita. E anche oggi la solita battaglia tecnologica alla quale non eri abituata e alla quale ti stai abituando piano piano, dall’alto dei tuoi prossimi 80 anni che ti porti come se ne avessi 10 in meno.

Ti ricordi mamma quando ero bambina e mi portavi al parco giochi? Le foto in bianco e nero di quel cappottino rosso di pelliccia che hai tenuto e ho scoperto nell’armadio qualche anno fa.

Ti ricordi quando facevi la pasta fatta in casa e tiravi metri di sfoglia a mano? Con le tue mani piccole e preziose riempivi quei minuscoli tortellini che parenti e amiche a Natale aspettavano da te con ansia per servirli nelle loro tavole imbandite.

Ti osservavo in quella che consideravo un’arte e mai più nessun tortellino mi ha dato quelle soddisfazioni; sempre troppo grossi, sempre troppo insipidi, mai come i tuoi. E oggi come allora se ora fossi qui i tuoi gnocchi fatti a mano non sarebbero mancati sulla tavola.

Ricordo i berrettini e le sciarpe di lana; i gomitoli per terra mentre sferruzzavi il punto croce fino a tarda notte. La tua ansia, le tue paure che hai mantenuto fino alla mia adolescenza e anche ora che sono grande non ti abbandonano mai.

A 20 anni rientravo a casa e ti vedevo nascosta dietro alle persiane che mi aspettavi e non andavi a dormire senza avermi aperto la porta di casa. Ora che ne ho più del doppio se non ti chiamo la sera ti preoccupi esattamente come allora. Il primo fidanzato che non ti piaceva e non ti sei mai arresa.

I sacrifici che hai fatto per mandarmi all’università dopo avermi detto: o studi o lavori. Il tuo negozietto che mi stava stretto e forse ti ho deluso; mi avresti voluto lì a portare avanti la tua piccola ma dignitosa attività.

E invece io mai contenta, mai soddisfatta e sempre in cerca di qualcosa di più, qualcosa che mi rendesse felice, qualcosa che ti rendesse fiera di me.

Chissà se lo sei, mamma. Vorrei chiedertelo oggi, sai? Oggi che continuo a studiare, a documentarmi, a voler crescere ancora, a correre di qua e di là, mentre tu mi dici: non ti fermi mai tu.

Quante volte ti ho chiesto un consiglio e poi non l’ho mai seguito. Ho fatto di testa mia e tu rimanevi a guardare, sempre incredula per aver avuto una figlia così pazza e così diversa da te.

Ma in realtà siamo poi così diverse? La tua forza, la tua energia, la tua caparbietà e la tua capacità di non arrenderti mai; da chi ho preso tutto questo, mamma? Ti ho sempre chiamato “la generalessa” e ti arrabbiavi, ma restavi in silenzio e lasciavi trapelare un leggero sorriso; e quella vocazione al comando, quel carattere apparentemente forte ha forgiato anche me e mi ha aiutato ad essere la donna che sono e che continui a vedere una bambina. Ho imparato da te a piegarmi senza spezzarmi.

Ho imparato che nella vita oggi si ride e domani si piange. Ho imparato che le difficoltà vanno affrontate sempre, senza tirarsi indietro.

Ho imparato da te l’onestà, la serietà e il rispetto per tutti e per tutto ciò che ci circonda. Ciò che sono lo devo a te, mamma.

E’ questo il mio regalo per te nel giorno della tua festa. Già ti immagino commossa mentre leggi queste righe a piangere come solo tu sai fare, cercando di celare le emozioni che non hai mai saputo nascondere perché tu sei così, dolce e sensibile proprio come una mamma sa essere sempre.” S.M.