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Teatro Nazionale, dopo la maratona G8 (prima parte)

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Teatro Nazionale, dopo la maratona G8 
Teatro Nazionale, dopo la maratona G8 

Sabato scorso il Teatro Nazionale ha proposto al suo pubblico una maratona di più di dieci ore, Il mondo che abbiamo, per presentare nove spettacoli di autori internazionali di produzione in prima assoluta.

Agli artisti è stato chiesto di rivedere i fatti del 2001 e di rapportarli ai primi vent’anni del nuovo millennio, per cercare di individuare modelli praticabili di sviluppo futuro.

Si rinnova così per il teatro Nazionale la tradizione del Teatro Documento per interrogarsi sul senso del vivere insieme  e ritrovarne la consapevolezza.

Il pubblico potrà usufruire, fino al 27 ottobre, ad orari diversi e precisati sul sito e nelle pubblicazioni, di due o tre spettacoli anche nella stessa sera, sia all’Ivo Chiesa che al Modena.

Per orientamento cominciamo a esprimere ciò che ci hanno trasmesso i lavori in scena nella settimana 10 al 17 ottobre.

GENOVA 21 di Fausto Paravidino. Uno dei più incisivi: come sostiene l’autore, un diario del presente offerto in forma teatrale.

L’artista confessa di sentire la responsabilità di contribuire a realizzare un’alternativa sociale a quella basata sul puro commercio, ma è difficile trovare buone ricette o verità da proporre; però, se molti cercano e vogliono una nuova società, vorrà ben dire che qualcosa da fare è possibile ed iniziare a camminare.

Paravidino, forse unico tra gli autori, spende anche una parola, forse ironica, forse sincera, nei confronti della polizia sana, dell’istituzione che, sia che intervenga o non intervenga, sbaglia sempre.

Violenza allora c’è stata, purtroppo, ma lo spettacolo non si spinge ad indagare cosa abbia scatenato una reazione così cruda e perché. E soprattutto perché il messaggio pacifista, ancora una volta genericamente espresso, non sia stato ascoltato  dai “potenti”.

IN SITU di Nathalie Fillion. Un sogno, tra diversi piani temporali, tra protagonisti antichi e moderni. Due ragazzi, Sandra e suo figlio Luca cercano una loro dimensione in un nuovo secolo che appare caotico e confuso: lo fanno attraverso i loro  sogni e l’ascolto  di canti universali e guaritori.

Ma qual è il filo conduttore, la storia, il tempo, il Teatro, che altro? Per Luca il ritorno alla terra è l’unica salvezza.Un Cristoforo Colombo dubbioso e confuso vaga tra gli spettatori e sul palcoscenico in una dimensione onirica, chiedendosi  se per caso il mondo che voleva raddoppiare non si sia rimpicciolito.

DATI SENSIBILI NEW C. EThics di Ivan Vyrypaev. Affascinante. Tre persone coltissime, Morgan, Monika, Rachel, appartenenti al mondo della ricerca e universitario, vengono intervistate da un insistente personaggio, con domande, che, con il pretesto di acquisire informazioni etico-scientifiche, in realtà scavano e scavano nella loro vita privata.

Tutti e tre  giurano di aver costruito solo con la loro volontà, lindore e tenacia la loro insigne carriera (faccina sorridente), le loro intenzioni sono splendide e così parte delle loro intuizioni, ma nel corso della conversazione la disinvoltura operativa e l’acquiescenza ai poteri forti sono, loro malgrado, fin troppo evidenti.

E anche nei rapporti personali i tre sono legati da un filo segreto, da perfetti sconosciuti. L’intuizione di fondo che i mali che distruggono il pianeta sono il non rispetto della natura e la crudeltà umana e che pertanto vanno duramente contrastati non è  e non sarà purtroppo la realtà.

SHERPA di Roland Schimmelpfenning. Emblematico: il contrasto tra ricchi e poveri, ora come allora. Nel 2001 e vent’anni dopo. Loro, i capi sono su una nave da crociera, piena di comodità e di buone cose da mangiare e da bere. E i facchini himalaiani portano le valige, neppure tanto aiutati dagli altri, neppure ad orientarsi.

Agli altri “cittadini” il divieto di stendere, nuovi lastricati, sfere di farfalle e felci, che non sopravviveranno, imposizioni, desolazione. A cosa è servito? Un grosso senso di impotenza, divari non colmati tra troppo ricchi e poveri: e, purtroppo, l’abitudine a sopportare come se fosse da  considerare il tutto quasi normale.

HOUR HEART LEARNS di Guillermo Verdecchia. Un gruppo di giovani si prepara a ricevere un leader reazionario, meditando anche sulla legittimità di sistemi di contrasto (spray al peperoncino? Vietato sui militari, ammesso sui civili).

Con l’occasione due ragazzi universitario, lui un filo evanescente, lei di colore e determinata, si incontrano, uniscono per un po’ le  loro vite. L’impegno sociale si mescola con i loro problemi personali. Ma è evidente che i diritti sono tali solo sulla carta, nella pratica bisogna conquistarli.

I protagonisti trovano una loro dimensione, forse un poco ristretta ma simbiotica con il resto dell’umanità. Elisa Prato