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Ristoranti chiusi, Partito comunista il 27 in piazza: Conte o Draghi risultato non cambia

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Segretario generale Partito Comunista Marco Rizzo (foto di repertorio)

“Si parla di ristoratori e si pensa a Masterchef, in realtà la maggior parte degli addetti del settore è costituta da cuochi, camerieri, lavapiatti. Lavoratori a reddito medio-basso, che da inizio crisi navigano in acque tutt’altro che tranquille”.

Lo hanno dichiarato oggi i responsabili del Partito Comunista di Marco Rizzo, i quali hanno annunciato che il 27 febbraio scenderanno in piazza nelle principali città italiane (a Genova in largo E. Lanfranco) per “opporci a queste politiche nemiche dei lavoratori, che hanno già pagato abbastanza questa crisi”.

“Il Partito Comunista – hanno aggiunto – è al fianco di questa categoria di lavoratori, che ieri sono scesi in piazza a Genova per protestare contro la chiusura forzata dei locali, a poche ore da una giornata di festa, con provviste acquistate e tavoli fissati, per il repentino passaggio della Liguria in zona arancione.

Siamo e continueremo ad essere dalla parte di tutta la classe lavoratrice: dagli operai, ai lavoratori dipendenti, pubblici e privati, alle partite Iva, fino ad arrivare alle piccole attività produttive, spesso messe in piedi con il sacrificio di una vita di lavoro.

Da inizio pandemia, moltissime serrande hanno chiuso per sempre. E dietro ogni serranda chiusa ci sono un cuoco, un cameriere, un lavapiatti, un barista, un panettiere, una commessa, che sono rimasti a casa e che possono contare su aiuti irrisori (se arrivano) da parte del Governo.

Tutto questo mentre le grandi catene della ristorazione continuano a proliferare, sfruttando i lavoratori e distribuendo cibo di qualità scadente, e mentre ai grandi capitalisti vengono elargiti crediti illimitati.

Un esempio su tutti FCA, che ha spostato la proprietà in Olanda e continua ricevere soldi, non per tenere aperte le fabbriche, ma per incamerare miliardi di dividendi non tassati.

O come Benetton che ha battuto cassa per le autostrade, dato che non fa più profitti, dopo che per anni ha introiettato i soldi dei pedaggi e ancora deve pagare per il crollo del ponte Morandi.

Conte o Draghi, il risultato non cambia: il Governo è asservito all’Unione Europa, alla commissione e alla BCE. Dicono che ci stanno venendo in soccorso, ma non è vero. Ci promettono solo credito, ma in realtà ci fanno un prestito a strozzo, che le nuove generazioni saranno costrette a pagare per i prossimi 100 anni”.