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Riscaldamento globale. Previsti 280 milioni di profughi climatici

NEW YORK L’innalzamento del livello degli oceani potrebbe generare 280 milioni di profughi climatici nello scenario ottimistico di aumento di due gradi della temperatura del pianeta rispetto all’era preindustriale.

L’inquietante previsione è contenuta nella bozza preliminare del rapporto del Gruppo di Esperti Intergovernativo sull’Evoluzione del Clima (GIEC) che sarà svelato il 25 settembre a Monaco.

Le riserve di pesci, indica la ricerca, si ridurranno sensibilmente e i danni provocati dagli uragani si moltiplicheranno. Il previsto aumento della frequenza di fenomeni ciclonici determinata dal riscaldamento del clima, sottolinea il documento, farà sì che numerose megalopoli vicine alle coste, ma anche piccoli Stati insulari, saranno colpiti ogni anno da inondazioni a partire dal 2050 e questo sempre nell’ipotesi più ottimistica. Il rapporto prevede inoltre che dal 30 al 99% del permafrost, lo strato di terreno perennemente ghiacciato delle regioni polari, è destinato a sciogliersi entro il 2100 se le emissioni di gas a effetto serra continueranno ai ritmi attuali e i danni delle inondazioni si moltiplicheranno da 100 a 1’000 entro il 2100.

Ma non è finita qui: lo scioglimento dei ghiacci provocato dall’aumento delle temperature ridurrà la disponibilità di acqua dolce a miliardi di persone. L’innalzamento del livello dei mari nel XXII secolo, ha osservato Ben Strauss, Presidente di Climate Central di New York, “potrebbe essere di diversi centimetri all’anno”, vale a dire 100 volte in più rispetto a quanto avviene oggi.

La pubblicazione di questo rapporto ONU, il quarto sull’argomento in meno di un anno (i precedenti hanno riguardato la limitazione del riscaldamento a 1,5 gradi, la biodiversità e la gestione delle terre e il sistema alimentare mondiale), giungerà poco dopo il vertice internazionale del 23 settembre a New York nel quale saranno chiesti ulteriori sforzi per diminuire le emissioni di CO2 che senza interventi mirati sono destinate a portare a un aumento delle temperature di 2-3 gradi alla fine del secolo.

Ma secondo molti osservatori le proposte che saranno avanzate nel corso del summit da Cina, USA, Ue e India, i quattro maggiori produttori di gas a effetto serra, non saranno adeguate allo scopo indicato dai climatologi.

Marcello Di Meglio