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Razza di italiani, vittime e carnefici

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Scaramuzzino, Razza di Italiani

E’ in  corso alla sala Mercato del Teatro Modena, fino al 18 novembre, lo spettacolo “Razza di italiani!”, un testo scritto ed interpretato da Giorgio Scaramuzzino.

Solo sul palcoscenico, come siamo abituati a vederlo, l’attore non tradisce la sua vocazione di insegnante e inizia sollecitando gli spettatori a rivolgergli domande: chi accetta l’invito è soprattutto un pubblico giovane e ansioso di conoscere i concetti fondamentali della grande tragedia vissuta dal popolo ebraico. Che cos’è la shoah, distruzione, genocidio senza motivo; chi sono gli ariani, una stirpe inesistente,mentre gli ebrei sono i figli di mamma ebrea…ben identificati. I libri di storia che riportano gli orribili ed innegabili fatti sulla pelle del popolo semita ( anche se ogni tanto qualcuno prova a negarne l’esistenza) tendono a scaricarne  tutte le colpe sui tedeschi: in realtà anche l’Italia ha le proprie colpe, primo fra tutti il regime fascista che assecondò la follia hitleriana promulgando, nel 1938, le leggi razziali.

Scaramuzzino stavolta non ci racconta quanto furono buoni quelli che aiutarono, a prezzo della vita, gli ebrei; tenta di capire e di farci capire perchè alcuni agirono in altro modo, perchè stettero a guardare con indifferenza, o dandosi spiegazioni superficiali (” hanno portato via i miei vicini di casa, credevo avessero fatto qualcosa” ) quelle vite piegate, umiliate, private del lavoro e dei beni guadagnati, quei bambini vitali e curiosi, come tutti i bambini, privati di un futuro. E alcuni di loro favorirono apertamente la caccia all’ebreo. L’autore non tralascia neppure di rammentare che anche alcuni appartenenti al popolo semita colsero l’occasione di arricchirsi denunciando cinicamente gli stessi confratelli: già, perchè stanare gli ebrei era un occasione di arricchimento, la taglia poteva arrivare fino a ventimila lire, che allora rappresentavano venti volte un buon stipendio mensile di un padre di famiglia.  Superficialità ed avidità paiono essere la cause prime di questa follia.

Ricordare, come con il giorno della memoria? Oggi il sogno è cancellare, fare in modo che non accada mai più. Purtroppo il mondo pare andare in altra direzione. Scansare, isolare il diverso è una questione di ignoranza, ma anche di paura ( grande nemica della vita consapevolmente vissuta): il timore di perdere la propria identità, i propri beni, il consenso sociale  può trascinare verso l’indifferenza. Ma attenzione: la paura del rigurgito  di regimi mai dimenticati, che lo stesso Scaramuzzino francamente ammette, può   favorire pericolosi lassismi, condiscendenze, cecità sociali quantomai attuali. Purtroppo nei comportamenti  osservati dell’uomo della strada, maschio o femmina, giovane o meno, si intravede una pericolosa tendenza ad abbarbicarsi alle proprie opinioni ( anche politiche, o meglio, partitiche ), senza saper guardare  i fatti con obiettività, senza saperli discutere con serenità. Una sorta di paura quasi infantile. Gli eccessi di passati  regimi non torneranno se insegneremo ai nostri giovani a vigilare e valutare, non imponendo cosa pensare, ma come pensare.

Elisa Prato