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In Liguria sulla Royal Enfield Himalaya

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In Liguria sulla Royal Enfield Himalaya
Royal Enfield Himalayan

Tuttofare made in Chennai

Royal Enfield Himalaya. Appena è arrivata sul mercato, questo particolare modello di due ruote targato India ha suscitato ammirazione ma anche perplessità. Ammirazione da chi ne approva la semplicità di utilizzo, la potenza limitata che non mette mai in difficoltà ed una economicità generale che la rende accessibile a moltissimi.

Per contro, i detrattori hanno criticato soprattutto la scarsa potenza ed i limiti di uso in coppia ed a lungo raggio.

Eppure, il mercato ha dato ragione ai primi, che hanno trovato nella Royal Enfield Himalayan un mezzo appunto semplice da utilizzare in tutte le condizioni, dal tratto casa lavoro anche nel traffico cittadino, senza disdegnare però una gita fuori porta o anche un viaggio in assoluta calma, senza ansie da prestazione sfidando il codice della strada e la sorte stessa.

In Liguria sulla Royal Enfield Himalaya

Un nutrito gruppo di appassionati ha trovato nella semplicità della “Hima”, vezzeggiativo con cui chiamano la loro cavalcatura, una vera e propria filosofia di vita. In rete si sono moltiplicati i gruppi e le pagine dedicate a lei dove migliaia di appassionati da tutta Italia si incontrano e condividono questa passione per una moto fuori dagli schemi.

Cerchiamo di capire cosa affascini i clienti di questo modello, partendo dalle specifiche tecniche per poi proseguire in considerazioni più personali. La moto è una entrofuoristrada mossa da un motore da 411 cc. monocilindrico a quattro tempi raffreddato ad aria, in grado di erogare 24,3 CV a 6500 giri al minuto, per un peso di 199 chilogrammi.

Le ruote sono rispettivamente 90/90-21 all’anteriore e 120/90-17 al posteriore, segno tangibile della sua propensione al fuoristrada. Le sospensioni vedono una forcella anteriore telescopica da 41 mm con corsa da 200 mm. mentre al posteriore vediamo un monoammortizzatore centrale progressivo con corsa da 180 mm: I freni sono a disco singolo, anteriore da 300 mm., invece al retrotreno il disco è da 240 mm.

In Liguria sulla Royal Enfield Himalaya
In Liguria sulla Royal Enfield Himalaya

Il cambio è a cinque marce e la trasmissione finale è a catena. Serbatoio da 15 litri per un consumo medio di 3,18 litri per cento chilometri. La strumentazione è analogico-digitale con strumento LCD multifunzione, compatibile con sistema di navigazione Tripper collegato all’applicazione dedicata. La moto è disponibile in sei diverse livree, Gravel Grey, Dune Brown, Pine Green, Sleet Black, Glacier Blue e Granite Black.

I prezzi partono da 5300 euro franco concessionario. La linea generale della moto è gradevole e filante, originale il supporto del faro esterno, unico e particolare, ha fatto tendenza tanto da essere adottato da altre case motociclistiche.

I nuovi colori sono belli e sottolineano bene la sua vocazione adventure, anche se la versione precedente con la traccia dello pneumatico con la scritta Himalayan sui parafanghi e sulle fiancatine era un tocco di originalità e stile molto personale, davvero gradevole da vedere.

Se possiamo muovere una critica, non apprezziamo particolarmente il doppio parafango anteriore anche se ne comprendiamo la funzione protettiva. Da ultimo, la nostra versione era dotata di borse laterali in metallo che le fornivano una livrea molto touring senza appesantire troppo la linea generale.

Royal Enfield Himalaya. In sella in Liguria

Con la Himalayan siamo partiti dal ponente genovese ed abbiamo iniziato a percorrere le curve della Statale più nota, l’Aurelia in direzione Savona. Arrivati ad Arenzano siamo saliti verso la pista da motocross gestita dal motoclub Don Bosco della località ligure, dove abbiamo percorso subito un tratto di strada sterrata.

Grazie alla sua agilità ed alla maneggevolezza, la moto indiana si è rivelata perfetta in qualunque condizione: perfettamente a suo agio nello sconnesso, si è fatta condurre docilmente su questo tipo di tracciato grazie alla buona impostazione generale della guida in piedi.

Scattata qualche foto suggestiva con la terra rossa sotto gli pneumatici ed il mare azzurro sullo sfondo, siamo quindi ripartiti in direzione ovest. La moto ha pennellato le curve con semplicità e leggerezza, assecondando i movimenti del pilota.

In Liguria sulla Royal Enfield Himalaya
In Liguria sulla Royal Enfield Himalaya

Nonostante la potenza limitata, il tiro del motore è comunque adeguato per offrire una guida divertente in tutta sicurezza. Anche con il passeggero, la Royal Enfield ha svolto il suo compito in modo più che adeguato, offrendo anche a quest’ultimo un buon comfort generale.

Una volta giunti nella località di Varazze, abbiamo messo la freccia a destra e ci siamo inerpicati in direzione Castagnabuona, lungo una strada stretta e tortuosa, dove la moto si è trovata subito a proprio agio.

Il percorso ci ha condotto a Croce di Castagnabuona, dove si trova un santuario che era totalmente immerso nella nebbia, in uno scenario molto suggestivo. Anche qui, un leggero tratto di sterrato non ha affatto impensierito la due ruote indiana che si è fatta immortalare in uno scenario da film fantasy.

Ci si trova a 375 metri sul livello del mare, sulla sommità della collina che sovrasta la località di Castagnabuona appunto, frazione di Varazze. La sua posizione permette di spaziare con la vista su tutto il golfo ligure.

La parte più antica risale al 1245 e ricorda il passaggio di Papa Innocenzo IV, che da qui vide le galee di Federico II entrare nel porto di Savona e riuscì quindi a mettersi in salvo. L’antica cappella del duecento è oggi la sacrestia della chiesa, il porticato viene aggiunto nel 1745, mentre nel 1790 gli abitanti del villaggio cominciarono la costruzione dell’attuale santuario nel punto in cui la tradizione voleva che fosse scampato l’unico ulivo al terribile gelo del 1709.

In Liguria sulla Royal Enfield Himalaya
In Liguria sulla Royal Enfield Himalaya

La leggenda narra che alla sua costruzione contribuirono anche vari pescatori varazzini trasferiti a Gibilterra. Nel Milleottocento il santuario diventa protagonista nella battaglia di Monte Croce tra austriaci e francesi, quando viene adibito ad ospedale per i feriti.

Si risale in sella e si ritorna sui nostri passi. La Himalayan prosegue nel suo incedere con tranquillità che consente di gustare il panorama tutto attorno, un andare senza fretta e con assoluta voglia di muoversi in totale contatto con il territorio.

Il motore risponde bene al comando del pilota, unico neo si percepisce l’assenza della sesta marcia, che avrebbe conferito al mezzo una maggiore scalatura dei rapporti a favore di una maggiore elasticità generale.

Nella nuova versione la potenza dei freni appare migliorata rispetto alla serie precedente, che oggi risultano più incisivi all’atto di essere azionati, anche se non si possono definire esaltanti.

Le maestranze indiane hanno aggiunto alla strumentazione un display che consente di collegare il navigatore Tripper con l’applicazione dello smartphone, segno tangibile di una voglia di viaggio e di scoperta.

In Liguria sulla Royal Enfield Himalaya
In Liguria sulla Royal Enfield Himalaya

Nonostante questo, la moto di Chennai si è rivelata agilissima e scattante anche nel traffico convulso del centro città, rivelandosi più efficace di molti scooter. Un mezzo polivalente, che permette un uso quotidiano e nelle più disparate condizioni, che ha incontrato i favori del pubblico, infatti in rete si muove una grande comunità che raggruppa ben quattromilacinquecento iscritti che attendono ogni occasione per incontrarsi.

Una moto in controtendenza alle potenze esagerate e le cubature a quattro cifre, che incarna uno spirito del tutto differente, fatto di scoperta a velocità assolutamente civili.

Un ringraziamento a Salvatore Di Benedetto ed Enrico Piano di Valentino Motor Company per aver messo a disposizione la Himalayan utilizzata in questo servizio. Roberto Polleri (Foto di Marco Patrone)

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