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Chiavari, Il portico ritrovato: nuovo spazio espositivo all’Economica

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Società Economica di Chiavari

“Il portico ritrovato”, è un antico portico medievale a due archi, che dopo essere stato chiuso nel Seicento, oggi rinasce a nuova vita e diventa uno spazio espositivo che la Società Economica inaugura sabato 16 alle 11, con una mostra fotografica, “Sfumature” firmata da Lia Gnecco.

Una nuova proposta che la storica istituzione offre alla città e che potrà essere sede di esposizioni temporanee e piccoli eventi. La mostra “Sfumature” sarà aperta al pubblico sino al 22 dicembre, con il seguente orario, dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19.

Cesare Dotti, nato a Chiavari. Cultore, per tradizione familiare, di storia e lingua locale, ne è appassionato divulgatore. Così spiega la storia dello spazio architettonico annesso alla sala Ghio Schiffini e la genesi della “riscoperta” .

La storia.

Nell’edificio a ponente dell’attuale civico 15 di via Ravaschieri, civico in cui sono unificati gli accessi di due distinte case contigue, il piano terreno fu ristrutturato per realizzare la Sala Ghio-Schiffini per conferenze e manifestazioni, inaugurata dalla Società Economica di Chiavari nel 1985. In fondo alla sala, prospiciente alla via, si creò un vano di disimpegno. Il suo volume corrisponde all’antico portico medioevale a due archi, chiuso nella seconda decade del Seicento, di una casa, già proprietà del notaio Michele Solari, inserita, con le sue due aperture per piano, nella palazzata settentrionale del Borgolungo del XII-XIII secolo.

Va ricordato che le case lungo la via, prima asse centrale in quel borgo “a stecca”, poi la più a monte nel piano urbanistico del 1178, erano porticate per tutta la lunghezza dei due lati. Oggi quel vano, le cui strutture sono state restaurate ed evidenziate verso l’interno, lasciando all’esterno l’aspetto sei-settecen-tesco, viene messo a disposizione dalla Società come spazio espositivo per eventi selezionati con il nome Il portico ritrovato. All’inizio del Seicento, per la tendenza all’inurbamento della gente del contado, a Chiavari così come a Genova e in tutti borghi murati, la carenza di spazio portò a sopraelevare di molti piani i bassi edifici medioevali, spesso in pietra a vista, (con successiva intonacatura, per uniformazione estetica, delle facciate e sviluppo delle pitture trompe-l’œil) e ogni palmo di terreno pubblico era conteso tra i privati e l’autorità.

Quella fame di spazio è attestata nelle cronache chiavaresi anche dalle chiusure di portici, oltre che dall’usurpazione di suoli pubblici, di strade e strutture difensive e, per coltivi e costruzioni abusive, di fossati e di siti arenili, soprattutto di nuova formazione. Forse il primo, nel 1599, fu Geronimo Falcone che, nel borgo di Rupinaro, iniziò a murare un suo archivolto ostacolando il pubblico passaggio e danneggiando Maria Rivarola, sua vicina, che si oppose appellandosi all’autorità. I Padri del Comune, nel settembre di quell’anno, gli intimarono di sospendere i lavori, dando mandato al Vicario di Chiavari di fare un sopralluogo e di riferire: la relazione, corredata di un bel disegno, è conservata nell’Archivio storico del Comune di Genova.

La chiusura, richiesta dal Falcone, non fu concessa. Il rifacimento cinque-seicentesco di alcuni edifici sul lato monte di via Ravaschieri diede l’avvio alla chiusura di numerosi portici preesistenti. In questo tratto viario i portici furono murati tra il 1613 e il 1619 con tale danno estetico e funzionale da provocare l’intervento del Senato della Repubblica che emanò norme apposite con un Decreto del 1619. Si fece eccezione per le case di Ambrogio Urso e i fratelli Giuseppe e Cornelio Della Cella cui era già stato concesso il permesso del Senato di chiudere i loro portici.

La Società Economica, prima ospitata presso la casa del marchese Rivarola, poi presso il duca Grimaldi e i P.P. Scolopi, prese infine in affitto dal marchese Torriglia, per la sua biblioteca e la sala delle adunanze, una casa accanto alla chiesa di San Giovanni: nel 1820, grazie ai buoni uffici del marchese Rivarola, potè acquistarla. Nel 1886 riuscì ad acquistare la casa confinante, a ponente di essa, dal socio notaio Michele Solari, titolare della nota filatura a vapore di bachi sita alla marina accanto al Conservatorio delle monache. Le due case, poi fuse in un unico stabile che manteneva solo la scala della prima, come altre contigue sono da secoli prive del portico ma quello di casa Solari è sopravvissuto alla chiusura ed è lo spazio suggestivo che oggi chiamiamo Il portico ritrovato.