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Il Nano Morgante | Il Pensiero non basta

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Emilio Longoni, L'oratore dello sciopero

E’ forse sufficiente una sporadica e improvvisata esposizione di un pensiero per trasfondere una percezione della propria sostanza, per partecipare agli uditori la presenza dei propri principi etico-morali?

L’irriverente quesito può anche rendersi con un’affermazione dal tono meno possibilista: non è sufficiente pensarsi valorosi, pur assorti nella convinzione di sé, per esserlo davvero.

Non si può negare che, oggidì, tale condizione dimezzata, tra forma e contenuto, possa trovare uno spazio popoloso di accreditamento etico, tanto da far riecheggiare dal pulpito sentimenti enfatici, pur tuttavia striminziti dal freddo, aleatori, farlocchi.

In siffatto modo, è probabile che l’individuo voglia e possa conquistare il gelido picco dell’individualismo, visto che lungo il suo sentiero le parole tendono ad assumere solo una veste caricaturale.

Sia come sia, grazie ad un autarchico utilizzo dell’immaginazione, è probabile, dopo pochi passi, di pensarsi già nei pressi del traguardo, anche transitando per uno stretto crinale col precipizio ai lati, giacché il solo pensarsi individui valorosi, a prescindere dalla sostanza,  pare sortire sensazioni tra l’euforico e il funambolico.

Il pensiero, anche in questo caso, è un categoria che contempla l’opportunità di una giustapposta realtà.

Occorre tuttavia costantemente rammentare la circostanza che il pensiero-da-solo non é sufficiente a conquistare alcuna vetta degna di tale nome. L’idea di manifestare valori a raffica è vana, se non vi corrisponde materialmente il prezzo che si é disposti a pagare per di-mostrarli.

Non è con la sola bell’esposizione di idee che stabiliamo la qualità del pensiero, bensì con le azioni a supporto. Estendendo il contesto, possiamo leggere, impressa in un dipinto del Giorgione, la sintomatica frase “non vale l’ingegno se non valgono i fatti”.

D’altronde, in questo conteso e astratto profluvio di parole corrette, in questo pentagramma di buoni propositi,  bisogna pure prevedere qualche fatto da mettere in campo.

O forse è sottintesa la speranza, agevolata da statistiche ad hoc, da altrui defaillance  o da circostanze fortunose, di aggiudicarci la partita senza neppure giocare?

Massimiliano Barbin Bertorelli