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Il Nano Morgante | Il pensiero adulto

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Il Nano Morgante | Il pensiero adulto

Ipotizzare una visione della realtà costituita da una struttura anulare concentrica e sovrapposta, ad immagine della collocazione della Commedia dantesca, è utile per rappresentare le dinamiche sociali con cui l’uomo incasella la propria esistenza.

A prescindere dagli elementi di bontà o cattiveria, generosità o avarizia, magnanimità o perfidia, cui la ragione e la necessità  restano naturalmente indifferenti, possiamo porre la differenziazione sociale a paradigma di una distanza mondana che rende emotivamente irraggiungibili tra loro gli individui.

Così, nell’apparente prossimità, la distanza inter-individuale è destinata a restare incolmata, come lo è quella tra occhio ed orizzonte.

Un’esistenza così orientata merita una trattazione che accolga il saggio spunto sul tempo e sulla sua impermanenza.

Nel dire tutto & nulla, tuttavia, certe discese e certe salite, inevitabili metafore, vanno comunque affrontate con piglio fermo: dote di cui non si può dire che l’uomo faccia largo e buon uso.

Sia come sia, pur prodigiosa la dote, si può pre-vedere che “gli splendidi doni che la natura fa all’essere umano talvolta servono solo a renderlo infelice”, come disse Paul Claudel  riferendosi alla travagliata esistenza della sorella Camille.

Si stia bene accorti, quindi, dall’esaltare ed apologizzare doti e qualità,  privilegiando un’estetica surrettizia, la parvenza, poiché da questa occorre esigere, quantomeno, coerenza e perseveranza.

Pertanto, buoni e cattivi, belli e brutti, intelligenti e stupidi, ricchi e poveri restano perlopiù concetti, che non esitano a calare come scure (anche) su chi, confidandovi, pare partire favorito.

L’essere umano non ha certezza di raggiungere i propri traguardi, seppur assegnati alle originarie azioni, poiché d’entrambi non elabora compiutamente la genesi presupposta.

E’ quindi stolto idolatrare, a prosaico esempio, tanto le salite sociali, quanto vituperare le discese, invocando differenziazioni o giustificazioni di sorta.

In termine di resa, il “successo” consiste, citando Schiller, nel preservare l’ “impulso del gioco”, lo slancio vitale fanciullesco, come veicolo di liberazione dell’uomo (principalmente) da se stesso.

In sostanza, non è altro che la capacità di conservarsi illeso dinanzi alla gravosa incombenza del pensiero adulto.

Massimiliano Barbin Bertorelli