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Diciotti, sbarcano tutti: li prende la Chiesa. Salvini indagato. Il Ministro: Non ci fermeranno

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Nave Diciotti (foto di repertorio)

 

“Gli immigrati a bordo della Diciotti sbarcheranno tutti nelle prossime ore”. Ad annunciarlo è stato ieri sera il Ministro Matteo Salvini da Pinzolo in Trentino. In realtà sono già tutti scesi in tarda serata dopo le identificazioni di rito e trasferiti in pullmann in un centro di accoglienza di Messina.

Il colpo di scena, che peraltro era nell’aria, è però che lo stesso Salvini è ufficialmente iscritto nel registro degli indagati dai Pm di Agrigento capeggiati dal Procuratore Luigi Patronaggio. Ipotesi di reato: sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio. Con il responsabile del Viminale è stato coinvolto anche il suo Capo di Gabinetto L’inchiesta e gli atti raccolti ora passano al Tribunale dei Ministri. La svolta del Procuratore agrigentino arriva dopo le audizioni del pomeriggio a Roma dei vertici del Dipartimento delle Libertà civili del Dicastero dell’Interno.

Il Vicepremier ha spiegato ai convenuti a Pinzolo che venti immigrati andranno in Albania, come già annunciato dal Ministro degli Esteri Moavero Milanesi. Altri invece finiranno in due Paesi, uno dei quali è l’Irlanda. E l’altro centinaio di migranti?

Il Ministro degli Esteri Moavero Milanesi

Il Ministro dell’Interno ha annunciato che gli altri migranti saranno accolti dalla Chiesa italiana (a sue spese). “Siamo riusciti ad aprire le porte della Chiesa e saranno ospitati a cura della Chiesa italiana. E quindi li ringrazio. Il problema lo abbiamo risolto grazie a un Paese che non è in Europa e alla Chiesa italiana. E questo a costo zero” – ha detto il Vicepremier.

Insomma in definitiva, al momento, nessuno degli stranieri, perlopiù eritrei, presenti a bordo sarà a carico dell’Italia. O meglio, non è ancora chiaro dove andranno i 13 minori sbarcati dalla nave che era da poco arrivata a Catania, né i 13 scesi ieri su ordine dell’autorità sanitaria che ha fatto le visite mediche a bordo della nave trovando malati di tubercolosi e polmonite e ricoverati all’Ospedale “Garibaldi” del capoluogo etneo.

Don Ivan Maffeis

La chiesa italiana, a partire dai vescovi fino alle associazioni cattoliche come la Caritas, si farà carico di un centinaio di migranti della nave Diciotti. “Si tratta di una soluzione concordata con il ministero dell’Interno per sbloccare una situazione dolorosa e insostenibile” – spiega all’Adnkronos Don Ivan Maffeis, responsabile della comunicazione della Cei. Come spiega Maffeis, si è arrivati ad adottare questa soluzione “per mettere fine a una vicenda dolorosa, sotto gli occhi di tutti da troppo tempo e si è preferito considerare una priorità le condizioni di salute dei profughi a bordo della Diciotti”.

Gli immigrati sono stati portati già stanotte in un centro a Messina, e poi cominceranno le operazioni di distribuzione che coinvolgeranno oltre alla Chiesa italiana anche Albania e Irlanda che accoglieranno 20 migranti ciascuna. “Posso confermare che io e Charlie Flanagan (Ministro della Giustizia, n.d.r.) abbiamo concordato che l’Irlanda accetterà 20-25 migranti dalla Diciotti, soggetti alle consuete condizioni e controllo – ha scritto su Twitter il Ministro degli Esteri di Dublino, Simon Coveney – la solidarietà europea è importante e questa è la cosa giusta da fare. I lavori proseguono con i partner Ue per soluzioni più sostenibili”.

L’inchiesta passa al Tribunale dei ministri. La svolta del procuratore Luigi Patronaggio dopo le audizioni del pomeriggio a Roma dei vertici del dipartimento delle Libertà civili del Viminale. Salvini riceve la notizia a Pinzolo intorno alle 21, dove stava tenendo un comizio. E in avvio del suo discorso contrattacca: “Possono arrestare me ma non la voglia di 60 milioni di italiani, indaghino chi vogliono. Abbiamo già dato abbastanza, è incredibile vivere in un paese dove dieci giorni fa è crollato un ponte sotto il quale sono morte 43 persone dove non c’è un indagato e indagano un ministro che salvaguarda la sicurezza di questo Paese. E’ una vergogna”.

Il Procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio

Le contestazioni mosse al titolare del Viminale e al suo capo di gabinetto non possono essere più approfondite dalla magistratura ordinaria, ma devono essere oggetto di valutazione del Tribunale competente per i reati commessi dai Ministri nell’esercizio delle loro funzioni. La Procura di Agrigento trasmetterà gli atti alla Procura di Palermo “per il successivo inoltro” – così è scritto in un comunicato del procuratore Patronaggio – “al Tribunale dei Ministri della stessa città”. Una trasmissione “doverosa”, ribadisce la nota della magistratura.
“Tale procedura – prosegue il comunicato – prevista ed imposta dalla legge costituzionale 16/1/89 n. 1, permetterà, con tutte le garanzie e le immunità previste dalla medesima legge, di sottoporre ad un giudice collegiale specializzato le condotte poste in essere dagli indagati nell’esercizio delle loro funzioni, uno dei quali appartenente ai qualificati soggetti indicati all’articolo 4 della norma costituzionale”. Il procuratore aggiunge: “Com’è noto, infine, ogni eventuale negativa valutazione delle condotte di cui sopra dovrà essere sottoposta alla autorizzazione della competente Camera parlamentare” in questo caso il Senato di cui fa parte Matteo Salvini.

Il palazzo del Viminale, sede delMinistero dell’Interno

La svolta nell’inchiesta è arrivata nel pomeriggio, dopo l’audizione al palazzo di giustizia di Roma del capo del Dipartimento per le Libertà Civili e l’immigrazione, Gerarda Pantalone, e del suo vice Bruno Corda. Entrambi i prefetti sentiti come testimoni. Il Procuratore Luigi Patronaggio e il Sostituto Salvatore Vella hanno ricostruito la catena di comando degli ordini arrivata sino al comandante di nave Diciotti. E al termine delle audizioni, durate tre ore, è scattata l’iscrizione nel registro degli indagati di Matteo Salvini. Ma a quel punto era un atto dovuto trasmettere tutto il fascicolo al Tribunale dei Ministri.

Marcello Di Meglio