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A Non è l’Arena sfida all’O.K. Corral tra Bassetti e Paragone

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A Non è l’Arena sfida all'O.K. Corral tra Bassetti e Paragone
A Non è l’Arena sfida all'O.K. Corral tra Bassetti e Paragone

Quello che si è svolto ieri sera nella trasmissione Non è l’Arena su La 7 condotto da Giletti che, più che un talk show, è sembrata la Sfida all’O.K. Corral.

Protagonisti la vice questore (sospesa) Nunzia Schillirò, il parlamentare Gianluigi Paragone (ex M5S), Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimble, il virologo genovese Matteo Bassetti e l’onnipresente giornalista Luca Telese.

Bassetti: io figlio di papà e raccomandato? Aspetto Paragone in tribunale

La parola è stata data per prima al prof. Bassetti che ha esordito rispondendo a Giletti che invitava al dialogo: “Per dialogare credo che ci siano delle regole che in qualche modo vanno rispettate. Sono delle regole che ci siamo dati tutti. Viviamo in una comunità all’interno della quale ci sono delle regole che tutti dobbiamo seguire. Ogni cittadino deve seguire le regole. Se c’è la regola per la quale bisogna fare il tampone, ebbene il tampone si faccia. Dopo di che se queste regole sono state messe evidentemente c’è un razionale scientifico di questo”.

“Io rispetto le regole – ha replicato il vice questore Schillirò – a tal punto che ho citato prima (con Giletti ndr) la risoluzione dell’Unione europea 23/83 che è una legge sovraordinata alle leggi dello Stato e che dice che i vaccinati sono vettori di contagio e che quindi, ogni qualvolta il governo deve intraprendere delle misure per contenere il contagio anche vaccinati devono fare il tampone. La mia è una battaglia contro il Green pass, una questione diversa che non ha nulla di sanitario.” “Qualche giorno fa – ha spiegato la vice questore – l’ha detto anche il Garante per la privacy che ha scritto al Governo, al Parlamento ,al Consiglio d’Europa e anche alla Corte di giustizia europea e ha spiegato che il Green pass non ha nulla di sanitario e che c’è un’altra risoluzione molto importante che la 23 / 61 dell’Unione Europea che dice che non si possono mai effettuare pressione nei confronti di non vaccinati, che non si può assolutamente parlare di obbligatorietà vaccinale e che non non si può mai usare il Green pass come strumento di discriminazione ribadendo il regolamento 953”.

“I regolamenti comunitari relativi – replica Bassetti alla Schillirò – al momento a me interessano poco. A me interessa, in questo momento, che noi in Italia grazie anche al Green pass abbiamo preso un vantaggio eccezionale rispetto a molti altri paesi europei… sa cosa le dico che se queste regole interessano, in momenti qui siamo di fronte a un’epidemia come quella che abbiamo di fronte oggi, m0interessa di più metter ein sicurezza gli italiani e il Green pass in parte lo ha fatto. Se poi lei mi dice, c’è uno strumento migliore del Green pass? Si che c’è, è il super Green pass, il consentire a nessuno che sia vaccinato o guarito di fare alcune attività”… “Verrei a protestare contro il Green pass, nel senso che sono contro questo Green pass, perché questo Green pass, perché io sono per il super Green pass.”

Ne sono seguiti un botta e risposta tra le parti. La situazione è diventata però incandescente quando si sono rapportati il parlamentare Paragone e lo stesso Bassetti.

Bassetti parla di “radice quadrata di zero cosmico” e di “panzane” che raramente ha sentito dire. Poco dopo sui numeri e le competenze, lo scontro con Paragone che risponde “Lei ha ragione, peccato che non ho un papà che mi piazza nello stesso reparto suo”, Gilletti cerca di calmare gli animi, ma Paragone incalza: “Visto che mi devo sentire dire determinate cose, io ricordo che Bassetti è figlio di papà.” Gilletti dà la parola a Bassetti che dice: “Il problema di Paragone è che passa la vita ad invidiare il prossimo. Io sono orgoglioso di essere figlio di mio padre, primario di malattie infettive che però è morto 17 anni fa. Io la carriera l’ho fatte e l’ho sudata…”.

Niente Paragone non molla e prosegue: “Ma è vero o non è vero che lei è primario nello stesso reparto e nello stesso ospedale dove era primario suo padre. Non le sto dicendo che lei è cattivo o le puzza l’alito, le sto dicendo una cosa normale. Oggettivamente siamo pelati tutti e due, non possiamo prendercela con chi ce lo dice…”

“Questa non è l’epidemia dei non vaccinati”, Paragone prosegue e snocciola i numeri in suo possesso dell’Istituto Superiore della sanità degli ultimi trenta giorni dei vaccinati che evidenziano i contagi (58,1%) e decessi (53,2%), quindi non è vero che il vaccinato non finisce in terapia intensiva oppure non muore. I numeri sono questi, sono i numeri dell’Istituto superiore di sanità.”

La chiusa è di Bassetti che dice “Mi perdoni Giletti, mi faccia dire una cosa. Questa sera è successa una cosa gravissima, che ho già passato ai miei legali, Paragone ha insinuato che io sono diventato primario, perché sono figlio di mio padre. Si deve assumere le responsabilità delle cose che ha detto, perché io ho vinto regolari concorsi, per cui domani riceverà una querela da parte mia” e Paragone “Ho detto la verità, lei può querelare il mondo.”

“Vede Bassetti – aggiunge, poi, Paragone – io sono contento, perché quando andremo a processo, finalmente capiremo tutto il suo percorso accademico, i suoi dati e sapremo anche quando era a Udine, quando è arrivato a Genova. Sono ben lieto di andare a processo, ma ci dobbiamo andare”.

Bassetti è alterato: “Lei è un violento!” e Paragone rincara la dose: “La pianti di fare il mammalucco e dire che sono un violento. Io non sono un violento, a lei dà fastidio quello che io ho detto.”

Ma questione poi, non è finita lì in trasmissione, è proseguita a colpi di distanza sui social.