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Villa Scassi, la testimonianza di una paziente: E’ un lager, non c’è nessuno | Video

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Precisiamo che questa testimonianza non è un attacco ai sanitari. Anzi loro non ce la fanno più. Con ogni probabilità sono troppo pochi per questa situazione con una struttura al limite del collasso.

Mi hanno dimessa con la febbre a 38 e mezzo e con la tosse. Sono venuta a casa, mi sono buttata un’ora a letto, ma ho gli incubi di quello che ho passato e lo voglio testimoniare perché è impossibile che non si sia pensato di organizzare qualcosa, è impossibile portare tutti i malati al Villa Scassi… ci saranno state 1000 persone”.

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Esordisce così Barbara una donna di 54 anni che è stata ricoverata ieri sera, alle 21, tramite ambulanza al Villa Scassi di Genova Sampierdarena e dimessa questa mattina, alle 7 dall’ospedale dopo una notte d’inferno.

Il pronto soccorso dell’ospedale di Villa Scassi

Barbara prosegue nel suo racconto: “Io sarò stata con la febbre a 39 su una sedia e poi sono stata in piedi tutta la notte nel letto di mio papà (83 anni).

Non c’era nessuno, nessuno. Voleva il pappagallo per fare la pipì. Poi c’erano delle altre persone che chiamavano… nessuno, tutta la notte, un deserto. Allora io mi dico, ma perché mandiamo le persone all’ospedale? Facciamo i tamponi a casa a domicilio e lasciamo le persone a casa.

Io sono arrivata là alle nove e fortunatamente ho trovato mio papà.

E’ stata la cosa più bella (vedere mio papà n.d.r.), ma non stavo bene, facevo fatica a stare in piedi e avendolo incontrato, mi è passato tutto.

Mi hanno fatto subito un prelievo venoso, mi hanno fatto due prelievi arteriosi bilaterali, destro e sinistro. Mi hanno fatto un ecotorace, mi hanno fatto il famoso tampone alla faringe e al naso e poi ho fatto i raggi con due due, tre maglie addosso all’altra (…) Poi sono andata. L’unica cosa che ti danno è una bottiglietta d’acqua da mezzo litro che te la buttano nei letti.

Allora mio papà deve essere assistito, non può stare da solo.

Io sono stata con lui e stamattina sono stata dimessa e quando sono stata dimessa, mi hanno chiesto se avevo la macchina per andare a casa.

Pensavo di aver capito male. e mi hanno detto che se starò male tra due giorni ritornerò all’ospedale. L’esito del tampone non ce l’abbiamo e quindi ce l’avremo tra due giorni e ci chiameranno e ci contatteranno. E’ chiaro che, se tutte le persone che vanno in ospedale, poi si dimettono e si fanno uscire fuori, il contagio non finirà mai.

Io capisco che non si possano fare questi tamponi, che sembra una cosa incredibile.

Sono venuta via col cuore piccolo, perché mio papà non cpaiva, era sfrastornato, mi diceva: voglio scendere, cosa fanno questi che dormono tutti nei letti, voglio scendere.

Villa Scassi è un lager, non c’è nessuno. Arrivano tutte queste barelle, ci sono stanze completamente piene.

I bagni sono chiusi fuori servizio. Volevo fare la pipì e me la sono tenuta, tanto anche i pappagalli, non penso che li lavi neanche nessuno…”

“Non ne usciremo fuori da questa situazione. Io mi faccio forza ma una persona anziana cosa farebbe?”…

“Se il tampone sarà positivo – conclude Barbara – voglio ritornare indietro, ritorno al Villa Scassi per aiutare tutti gli altri”.