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Vendita di mascherine non a norma: bufera su Irene Pivetti

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Irene Pivetti

Frode in commercio, falso documentale ma anche violazioni ai dazi doganali.

Sono le accuse contestate a Irene Pivetti, ex presidente della Camera e attuale amministratrice unica della Only Italia Logistics, dalla Procura della Repubblica di Savona che indaga sul caso legato alla presunta vendita di mascherine non a norma in arrivo dalla Cina e sequestrate dalla Guardia di Finanza a Milano Malpensa.

Le indagini delle fiamme gialle si sono estese nella sede del Dipartimento della Protezione Civile, dove sono stati acquisiti documenti utili per l’inchiesta soprattutto quelli relativi ai contratti di fornitura stipulati con la Only Italia Logistics.

L’inchiesta era partita da Savona.

Nei primi giorni di aprile i finanzieri savonesi avevano bloccato circa 1800 mascherine ffp2, pronte per essere messe in vendita da una farmacia in città con rincari importanti sul prezzo di vendita.

Su disposizione della procura savonese si era così iniziata un’attività investigativa, che aveva svelato come tali dispositivi di protezione personale fossero stati importati dalla Cina dalla Only Italia Logistics srl alla quale la Protezione civile, per ragioni di estrema urgenza, aveva commissionato la fornitura di 15 milioni di mascherine, al prezzo di 30 milioni di euro.

“Le indagini in quanto indagini – ha dichiarato oggi Irene Pivetti all’agenzia AdnKronos – ben vengano perché serviranno a stabilire la verità.

La cagnara che è stata sollevata, invece, è una vergogna perché ha messo in mezzo, mi permetto di dire, una persona seria che sono io, un’azienda seria e tutte le persone che con grande generosità si sono adoperate per questa operazione davvero molto faticosa e difficile che era quella di portare in Italia mascherine sicure.

Poi, successivamente, è stato introdotto questo tema della certificazione dell’Inail che, tra l’altro, riguarda l’uso di alcune mascherine come Dpi perché, per il resto, le mascherine per uso civile sono perfettamente consentite e indipendenti dalla certificazione dell’Inail.

Questo bisogna ricordarlo. Altrimenti non si spiega perché posso comprare all’autogrill una mascherina di pezza a 8 euro e non posso comprare a 2 euro una mascherina perfettamente certificata in uno standard internazionale ma senza il bollino dell’Inail. Non sarebbe logico.

Ci sono problematiche di burocrazia mal raccontata, però il punto vero è che si tratta di un indecente cannoneggiamento su un lavoro serio che è costato e costa molto sacrificio.

Anche poco fa ero al telefono con uno dei miei partner con il quale abbiamo già prenotato e in grandissima parte pagato un’ottima fornitura cinese e stavo dicendo di aspettare un momento perché adesso se anche importassimo oro zecchino ce lo terrebbero fermo.

Mi dispiace, perché a causa di questo molti milioni di mascherine già prenotate e in parte pagate, così come i ponti aerei, sono per forza fermi in Cina.

Mi auguro che al più presto si possa ristabilire una visione equilibrata perché l’Italia continua ad avere bisogno di questi presidi sanitari perché ci sono tante persone molto oneste che con me stanno lavorando su questa operazione”.

“Se dovesse essere ‘invalido o falso’ – ha aggiunto stasera Pivetti all’agenzia Ansa – il certificato emesso dalla società polacca che attesta la conformità delle mascherine è chiaro e evidente che io e la società saremmo parte lesa nell’inchiesta”.