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Senegalese 72enne muore di freddo su una panchina a Genova

Un clochard (foto di repertorio)

Un 72enne senegalese, Diallo Seydou, è morto in strada l’altra notte a Genova, molto probabilmente a causa del freddo. A darne notizia sono stati oggi i responsabili della Caritas Diocesana.

Nei giorni scorsi, un’unità di strada, assieme ad alcuni volontari Caritas, dopo avere incontrato il clochard durante i giri notturni e aver verificato le sue condizioni di salute affaticate e vulnerabili, aveva segnalato l’emergenza allo sportello di accoglienza Caritas al Centro Banchi.

L’africano era già stato soccorso la scorsa primavera nel Massoero e nella Fondazione Auxiium a causa delle precarie condizioni di salute, ma dopo il periodo di 30 giorni previsto per l’accoglienza da parte degli enti aderenti al Patto di sussidiarietà con il Comune di Genova per le persone senza dimora ed estreme povertà, era tornato a vivere nelle strade del Centro città.

“Stamattina – ha raccontato Monica Boccardo, responsabile dello sportello accoglienza della Caritas di Genova- i nostri volontari si sono recati nuovamente sul posto per soccorrere Diallo, accompagnarlo al nostro sportello, dargli ristoro e avviare un’interlocuzione con la rete degli enti pubblici e del privato sociale per cercare di reperire un posto letto di emergenza.

Purtroppo, Diallo non c’era più.

Abbiamo iniziato una ricerca, che in giornata ci ha portato ad apprendere della sua morte, su una panchina, con tutta probabilità dovuta alle sue condizioni di salute e al freddo intenso di quella notte”.

La tragedia fa emergere, ancora una volta, come “malgrado diverse accoglienze notturne straordinarie messe in atto dal lavoro di rete tra Comune, Terzo settore, Chiesa, la disponibilità di posti letto è ancora insufficiente, mentre la domanda aumenta, specie in questi giorni di freddo troppo intenso che porta un numero crescente di persone a riempire ogni mattina lo Sportello Caritas per riscaldarsi” ha affermato Giuseppe Armas, direttore della Caritas Diocesana di Genova.

“Il lavoro di rete tra tutti i soggetti coinvolti – ha aggiunto Armas – è concreto e anche la storia dei mesi scorsi di Diallo ce lo ricorda. Eppure c’è anche la certezza che bisogna fare di più, specie per unire sempre meglio l’approccio sociale e quello sanitario nel prendersi cura di questi cittadini più esposti per problemi di salute all’usura della vita di strada.

Il Basilico, servizio di convalescenza protetta per persone senza dimora promosso dalla cooperativa Il Melograno e dall’Auxilium, in collaborazione con la Regione Liguria e l’ospedale policlinico San Martino, dove anche Diallo era stato ricoverato, è un esempio quasi unico in Italia, ma evidentemente non può bastare.

Rimane nei nostri occhi la richiesta stremata di aiuto di Diallo, che abbiamo cercato di raccogliere nel minor tempo possibile, arrivando comunque tardi”.