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Recco, tre donne licenziate. Uiltrasporti a colloquio dal sindaco

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Recco, tre donne licenziate. Uiltrasporti a colloquio dal sindaco

Recco, tre donne licenziate, Uiltrasporti e il sindaco della città di Recco Carlo Gandolfo.

Sulla vicenda delle tre donne licenziate a Recco, forse c’è una buona soluzione, ma raccontiamo quel che è successo. La ditta Grattacaso, aveva l’appalto per le pulizie della durata di 3 anni con il Comune di Recco. Finito l’appalto subentra TI.BI. una ditta artigianale. 
Le tre dipendenti licenziate, ricordano loro stesse, che lavoravano nelle pulizie in appalto al Comune di Recco da tempi diversi. Una donna da quasi 10 anni, una da 8 anni, una da due anni.

Dalla nota del sindacato Uiltrasporti si legge: «Le lavoratrici sono soggetti particolarmente fragili, poiché sono tre addette monoreddito con figli a carico e un contratto debole. Vogliamo lasciarle sulla strada? Il Comune di Recco si attivi per trovare una soluzione umana e doverosa».  Afferma Silvana Comanducci, segretaria regionale Uiltrasporti Liguria.

A seguito del presidio indetto dalla Uiltrasporti Liguria la mattina del primo dicembre 2021 davanti al Comune di Recco, il sindaco Carlo Gandolfo ha ricevuto una rappresentanza sindacale diretta dalla segretaria regionale Silvana Comanducci. «Ha preso impegno a garantire in tempi brevissimi una nuova collocazione per le tre ex dipendenti delle pulizie della ditta Grattacaso». Lo ha annunciato il sindacato in una nota.

Le lavoratrici erano state lasciate a casa dalla ditta subentrante alla Grattacaso il 30 novembre scorso. La Uiltrasporti Liguria si è mobilizzata per richiamare all’attenzione del Consiglio regionale per la salvaguardia dell’occupazione delle dipendenti.

«Oggi dimostriamo ancora una volta che la lotta paga, poiché il nostro presidio, unitamente alla solidarietà di diversi politici locali, ha convinto il sindaco a riceverci e ascoltare le nostre richieste – afferma Comanducci -. Ma soprattutto riusciamo a regalare un Natale sereno a tre lavoratrici monoreddito, tre donne per le quali era doverosa una soluzione dignitosa e che rispettasse le loro esigenze logistiche ed economiche». Conclude Commanducci. ABov