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Radicali: Valle Armea, un carcere dimenticato dalla politica

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Radicali: Valle Armea, un carcere dimenticato dalla politica della nostra regione
Radicali: Valle Armea, un carcere dimenticato dalla politica della nostra regione

Una delegazione del Partito Radicale ha fatto visita l’antivigilia di ferragosto al carcere di Sanremo, Valle Armea. Ecco un resoconto fatto dopo la visita.

Siamo tornati dopo due anni a visitare la Casa di Reclusione di Sanremo Valle Armea in una arroventata antivigilia di ferragosto con una delegazione del Partito Radicale (di cui facevano parte Stefano Petrella, Angelo Chiavarini, Claudia Bornico e Luca Robustelli).

Ci hanno ricevuto cortesemente e accompagnato per alcune ore la Comandante Nadia Giordano, la dirigente medica e alcuni loro colleghi.

Sono 242 i detenuti presenti su una capienza che il DAP indicava fino a poco tempo fa di 219 posti e ora di 234, mentre la Comandante la stima di 206 e altre fonti di soli 191 posti. E’ una incertezza comune ad altri istituti (Marassi ad esempio) e dice ben più di qualcosa riguardo alla situazione nazionale dove ai 50.000 posti dichiarati ne corrispondono (al netto di strutture e reparti chiusi, in ristrutturazione, inagibili o non ancora inaugurati) diverse migliaia di meno .

Più certi ma non rassicuranti i dati sul personale di custodia dove ai 201 agenti previsti ne corrispondono 174 assegnati e solo 155 effettivamente presenti, viene segnalata una rilevante carenza di ruoli intermedi con pochi ispettori e sovrintendenti.

Tranquilla la situazione covid con un solo incerto caso di positività tra i detenuti dall’inizio della pandemia, ma nessuno al momento; 22 quelli verificatisi nel personale, dove attualmente risulta un positivo; all’isolamento fiduciario e alla quarantena sono destinati i due piani della sezione di isolamento.

Ancora purtroppo ridotti a 3 al mese i colloqui in presenza, vengono mantenute le telefonate (1 al giorno) e le videochiamate via whatsapp (2 a settimana); 306 detenuti hanno ricevuto almeno la prima dose del vaccino, 141 di questi le hanno avute entrambe e avrebbero diritto al green pass; diversi dei pochi volontari attivi fino al 2020 non sono più tornati.

L’assistenza medica è migliore di quella di altri istituti con copertura h 24 e 8 medici in organico, gravemente carente risulta però quella dell’assistenza psichiatrica con uno specialista (richiamato dalla pensione) che si divide tra Imperia e Sanremo garantendo una decina di ore di presenza a settimana: sarebbe necessaria la presenza stabile di uno psichiatra e la Regione e l’ASL 1 dovrebbero farsene carico, occorre inoltre arrivare all’apertura della prevista REMS di Calice al Cornoviglio.

Diversi e apprezzabili i progetti futuri che riguardano la riapertura della scuola di agraria, un piccolo polo universitario, attività teatrale (al momento non presente), l’accordo con una ditta che produce verde ornamentale e l’ampliamento dell’attività del laboratorio della Coop Articolo 27 che produce serramenti e finestre di ottima qualità (si potrebbe passare da 4 a 7 posti di lavoro), mentre pare sfumato il progetto di una lavanderia industriale.  Sono propositi interessanti, ma la realtà attuale è di soli 4 posti di lavoro disponibili in tutto l’istituto.

Al Padiglione C (destinato a protetti e sex offenders e teatro di un recente suicidio) i detenuti lamentano la situazione di abbandono in cui si trovano, con il regime a cella aperta a cui non corrisponde nessuna attività a loro dedicata, difficoltà di accedere ai (pochi) posti di lavoro interno e ai corsi di studio, scarsa o inesistente presenza degli educatori e degli stessi agenti che controllano dal piano terra i due piani con la videosorveglianza; l’ascensore – indispensabile quando si tratto di spostare un malato verso la distante area medica – rimasto fuori uso e inservibile per circa un anno è stato riparato da poco, ma è nuovamente guasto e inutilizzabile.

L’apertura di almeno 8 ore prevista dalla sorveglianza dinamica secondo l’istituto è attuata, ma di fatto alle 4 ore d’aria si sommano le possibilità di accedere (a turno) a palestra, campo di calcio e alle salette di socialità dotate di qualche calciobalilla (dove si viene chiusi), la promessa di automatizzare l’ingresso ai piani e permettere con la videosorveglianza l’apertura delle celle non è stata mantenuta.

Tutti i detenuti con cui abbiamo parlato lamentano questa chiusura e in particolare quelli che provengono da istituti di altre regioni dove non è presente; si tratta di un fatto grave considerato che Sanremo ospita molti detenuti con pena definitiva e condannati a pene di considerevole durata (anche qualche ergastolano) che avrebbero per legge diritto ad un regime di maggiore apertura delle celle e a opportunità di studio e lavoro certamente superiori a quelle che Sanremo offre.

Fanno eccezione la quarta sezione (a custodia attenuata) e il padiglione C che sono a regime aperto, ma in questo il primo piano da un mese e mezzo è stato chiuso per ragioni disciplinari .

Non contribuisce a risolvere la situazione l’incertezza sulla classificazione dell’istituto, che è tornato ad ospitare gli arrestati di una parte del Ponente.

Uno spazio meritevole di essere valorizzato è l’ampia sala cinema teatro, in buone condizioni ci sono sembrate le palestre e la biblioteca, in stato invece assai precario di pulizia e di igiene si presentavano le cucine.

Di chi sono le responsabilità di quanto abbiamo visto e in parte conoscevamo ?

Probabilmente anche della città, ma a nostro avviso molto di più della politica regionale che da anni si disinteressa di Valle Armea ed evita di visitarlo, non lo fa in particolare l’Onorevole Vazio che nei mesi scorsi si è ritagliato il discutibile ruolo di promotore di un tavolo tecnico che sta cercando di far passare il progetto di realizzare il nuovo Carcere di Savona in Valbormida chiudendo non uno, ma tutti e due gli occhi sull’isolamento dalla città che comporterebbe e sull’azzardo di includere tra le aree in discussione l’ex-ACNA di Cengio con i suoi 27 ettari destinati a cimitero permanente di veleni e rifiuti tossici mai stoccati e smaltiti altrove.

Franco Vazio invocava nella sua proposta la disponibilità di ampi spazi che sarebbero dedicati ad attività lavorativa e trattamentale, lo invitiamo a visitare Sanremo che ne è dotato, ma quasi totalmente sprovvisto di quelle attività e a fare qualcosa insieme alla politica locale per favorirne l’insediamento e l’installazione .

Tra i possibili strumenti utili a migliorare la situazione al Valle Armea: un maggior ricorso alle misure alternative fin dall’inizio dell’esecuzione pena come proposto dal Ministro Cartabia, l’attesa nomina del Garante dei Detenuti da parte del Consiglio Regionale e quella di Garanti Comunali e Provinciali, se anche Sanremo decidesse di dotarsene la distanza che separa il carcere dalla città e abbiamo anche in questa occasione riscontrato potrebbe cominciare a diminuire.”