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Procura mette le mani avanti: c’è carenza personale, indagini Ponte Morandi a rischio

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Procuratore capo Francesco Cozzi (foto di repertorio)

“Chi nu cianze nu tetta. A Genova si dice così, se non piangi non ciucci il latte. Bisogna pur dirlo come più volte è stato fatto nelle sedi competenti. Altrimenti si diventa conniventi: la nostra procura, che deve occuparsi del Ponte Morandi, è scoperta per il 28% degli organici amministrativi e per il 13% dei magistrati. Ne vanno di mezzo le inchieste”.

Lo ha dichiarato ieri il procuratore capo Francesco Cozzi, intervistato dal Fatto Quotidiano.

A che punto è l’inchiesta sul ponte? “I periti hanno chiesto una proroga dei termini fino a marzo. È un lavoro complesso: 40 quesiti e decine di indagati. Impossibile dire quando arriverà il processo, non dipende solo da noi” ha sottolineato Cozzi.

Il procuratore della Repubblica di Genova ha poi aggiunto che “non c’è solo il ponte…” elencando le numerose indagini, tra cui quella “sui 49 milioni della Lega”.

“Per decenni – ha spiegato Cozzi – non si sono fatti concorsi, oggi ne vediamo le conseguenze.

È paradossale: c’è disoccupazione ma restano posti vacanti in servizi essenziali, come Asl e uffici giudiziari. Non voglio polemiche, ma… mi chiedo se ci siano le stesse carenze negli studi di quiz e talk show.

Noi dovremmo avere 30 pubblici ministeri, ce ne sono 26. Due sono impegnati solo per ponte e autostrade.

Ma il problema è soprattutto la mancanza di amministrativi che rendono un servizio fondamentale Senza impiegati la giustizia non va. In procura invece di 173 sono 119”.