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ISPRA 2019 e dissesto idrogeologico in provincia di Savona

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ISPRA 2019 e dissesto idrogeologico in provincia di Savona

Il presidente Toti protesta per l’esiguità delle somme stanziate per ambientale ancora largamente insufficienti per avviare un percorso di difesa del suolo

 

In realtà, a livello nazionale, negli ultimi anni sono state stanziate ingenti cifre ma le quote poi effettivamente trasferite ai territori , quindi spendibili, sono state solo il 10% secondo una indagine condotta da Angelo Bonelli.

La presa di posizione del governatore ligure suscita però molte perplessità per la sua politica ambientale che penalizza decisamente territorio e paesaggio.

Anche Legambiente già da tempo ha denunciato il “Piano Casa” voluto da Toti: un provvedimento che sta agevolando cementificazioni e consumo di territorio quando è invece necessario risanarlo e metterlo in sicurezza, promuovendo interventi per bloccare il dissesto idrogeologico e riqualificare il patrimonio edilizio esistente.

Per analizzare seriamente quanto avviene è necessario consultare chi studia il problema:

è stato pubblicato il rapporto ISPRA 2019 (Istituto Superiore Protezione e Ricerca Ambientale) ed è importante partire da quanto afferma Alessandro Bratti, Direttore Generale dello stesso Istituto: “All’obbligo giuridico, nonché morale di preservare le risorse naturali per il benessere delle generazioni presenti e future, si accompagna l’impegno del “Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiernte” a divulgare le informazioni ambientali, partecipando così al rinnovamento di quel patto di fiducia con i cittadini che costituisce il fondamento di ogni democrazia, nella consapevolezza che il futuro di ogni società civile dipende esclusivamente dal futuro che sapremo dare al nostro pianeta”.

In quesa ottica i “Verdi” savonesi vogliono mettere in evidenza i dati del “Rapporto ISPRA” che si riferiscono allo stato attuale di consumo del territorio di alcuni Comuni della nostra provincia :

Alassio 292,7 ettari (17,1%dell’intera superfice); Albenga 1143,7 ha (31,2%); Finale Ligure 431,7 ha (12,1%);Loano 261,1 ha (19,4%); Noli 119,9 ha (12,4%); Pietra Ligure 250,5 ha (25,3%); Quiliano 368,9 (7,4%); Savona 956,6 ha (14,6%); Varazze 453,3 ha (9,4%).

Nelle relazioni dettagliate si possono poi vedere quali Comuni si sono avvicinati agli impegni programmatici di “consumo zero” della superfice verde e chi ha invece sacrificato territorio e paesaggio per rastrellare “oneri di urbanizzazione”a favore delle casse comunali.

L’altro dato preoccupante del “Rapporto ISPRA” riguarda i “beni culturali” in pericolo nei Comuni della nostra provincia, in quanto si trovano in aree a “rischio dissesto idrogeologico”,

alcuni di questi: 105 monumenti a Varazze, 241 a Finale Ligure, 30 a Borgio Ve rezzi; segue un lungo elenco. Viene poi riportato il numero degli edifici a rischio e, dato ancor più preoccupante, il numero delle persone che possono subire danni perchè abitanti in zone alluvionabili ed esposti a frane.

Di fronte a questi dati bisogna riflettere sulla realtà dei cambiamenti climatici e del  riscaldamento globale, adottando senza indugi i ben noti 5 punti cardine che gli “Accordi di Parigi” hanno indicato.