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Il Nano Morgante | Le fortune evitate

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Il Nano Morgante | Le fortune evitate
Il Nano Morgante | Le fortune evitate

Ciascun ambisce e persegue con volizione il proprio desiderio di felicità.

Ogni agire umano risulta fermamente radicato e implicato a tale naturale e irrinunciabile proposito, anche se non di rado conduce ad un traguardo inadeguato, soddisfacente solo a tratti, in forza di  falsi convincimenti e artificiosi mascheramenti.

In queste condizioni, è possibile che “gli interventi meglio intenzionati possono suscitare effetti deleteri”, scomodando Konrad Lorenz. E’ così che il motto “parti deluso, fai prima”  assume un tono ragionevole, pur colorato di apparente pessimismo.

E’ indubitabile che nessuno, salvo casi particolari, si creerebbe da sé disagio e danno se sapesse leggere in anticipo la natura di certi segni.

Tuttavia, visto che “l’uomo da sé fabbrica i propri mali”, per citare l’Odissea di Omero (750 aC),  tale capacità individuale addiziona criticità grazie ad atti squisitamente volontari.

La premessa tratteggia una controvertibile sorte, là dove taluni interventi singoli, i cui effetti ricadono ben oltre la ristretta sfera personale, potranno condurre in luoghi forse prevedibili, di sicuro inospitali.

E’ interessante  definire l’aspetto contingente che, alla resa dei conti, tende a fare deviare traiettoria rispetto ad ogni convinzione unilaterale e preconfezionata, più o meno come estrarre una carta delle “probabilità” del gioco del Monopoli.

All’argomento é immediatamente applicabile la cosiddetta “eterogenesi dei fini” di W.Wundt,  a ribadimento di una fenomenologia di conseguenze parecchio discostate dalle iniziali previsioni.

L’idea di felicità terrena, definita da A. Karr  quale “insieme di evitate fortune”, accomuna l’intera specie umana e lascia una coda di  obiettivi fortunosamente  irrealizzati,  rivelatisi contributori di insospettabili soddisfazioni.

Non è raro infatti che idee raffazzonate, supposizioni  emotivamente disadorne, traguardi mai raggiunti, costituiscano migliori alternative ad una pianificata idea di felicità. E che, all’opposto, dedizioni viscerali e desideri condotti a buon fine manifestino reazioni indesiderate.

Per fissare una sintesi, ne consegue un tipo contemporaneo di felicità che, smarrito il senso originario di meraviglia, si declina nel pianificare traguardi  & fortune i cui esiti non tardano a rivelarsi nefasti. Massimiliano Barbin Bertorelli