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Il Nano Morgante | L’abolizione del caso

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Il Nano Morgante | L’abolizione del caso

In effetti, può arrecare non poco fastidio considerare l’idea, estranea ed irriverente, che l’esistenza di ciascuno di noi, come singolo individuo e come specie, sia eminentemente frutto del caso. E che, dietro tale evento extra-ordinario e dinanzi a rigorose leggi naturali, si celi la banalità di un evento casuale.

In buona sostanza, ciò può essere comodamente trasposto nell’affermazione di quanto sia “mortificante pensare che un Dio giusto ed una provvidenza benevola non ci proteggano più del caso, apparentemente indegno di decidere del nostro destino”, scomodando J.Derrida.

Chi, infatti, in forza dell’appartenenza al genere umano, non desidera un destino esclusivo? Chi non ritiene di meritare una dimensione esistenziale privilegiata?

Passando per altre vie, un fatto postulabile è basato sull’attualità di considerare la “abolizione del caso” da parte del “progresso”, a comporre quell’afflato scientista che riporta le umane vicende unicamente alla potenza della ragione ed alla certezza in un pertinente disciplinamento della volontà.

Certamente, la drammatica scoperta copernicana per cui non è il Sole a girare intorno alla Terra, ma il contrario, può aver influito, come evento globale, nella demoralizzazione dell’uomo.

D’altronde, sapere di non essere mai stati al centro dell’Universo può fare coppia con un’altra condizione, tale da richiedere ben più di un buon digestivo per affrettarne la metabolizzazione: la considerazione di J.Monod per cui solo “il cieco caso è alla radice del prodigioso edificio dell’evoluzione umana”.

In buona sostanza, eccoci inclinati come l’asse terrestre (cit.), verso un arbitrio che, in apparenza, tende a ridimensionare il “caso” a favore di un “progresso”, come dianzi riportato, nelle vesti di dominus.

Sia come sia, un’inclinazione che non contribuisce a ristabilire la centralità dell’uomo, non tanto rispetto al cosmo, quanto rispetto a se stesso.

Massimiliano Barbin Bertorelli