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Il cammino salvezza è di nuovo in salita: Samp sconfitta 2 a 1 a Udine

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Giampaolo furibondo:
Giampaolo, mister della Samp

La Samp scende in campo per un match decisivo in chiave salvezza contro l’Udinese diretta concorrente.

I blucerchiati tornano con il canonico 4-3-1-2 rientra Candreva dalla squalifica e si rivede Sensi a centrocampo.

L’approccio degli 11 blucerchiati però è ancora sbagliato e inopportuno; dopo 3 minuti i padroni di casa passano in vantaggio con Deulofeu e al 12’ Udogie sigla il raddoppio complice una dormita generale della difesa blucerchiata.

La partita sembra messa in cassaforte, ma risponde Caputo che con freddezza approfitta dell’errore difensivo di Becao e accorcia le distanze.

Al 18’ c’è un colpo di testa di Quagliarella ma la reazione della Samp illude solo le speranze dei propri tifosi. Dopo questi flash di reazione apparente la Samp è di nuovo sbandata e non reagisce alle incursioni avversarie che sono sempre pericolose.

Le azioni bianconere scivolano tutte sulla fascia di Murru che troppo spesso perde l’uomo e si trova a rincorrere; anche i centrali di difesa Yoshida e Colley danno poca fiducia e compattezza, questo porta più volte l’Udinese a un passo dal 3 a 0 con Wallace nella prima frazione.

Il secondo tempo riprende da ciò che aveva lasciato; non è avvenuta la scossa sperata negli spogliatoi e i blucerchiati sono ancora remissivi, tanto disordine e poca organizzazione, ad aggravare queste lacune ci pensano gli errori preoccupanti commessi dai singoli.

Ekdal non riesce a sbrigliare le trame di gioco e perde tutti i contrasti, Sensi non era al meglio della sua condizione e viene sostituito troppo tardi, Candreva nel ruolo di mezzala dimezza la qualità dell’apparato offensivo e non c’è quindi fluidità tra i reparti di gioco.

Così la Samp subisce il colpo, Falcone fa ancora grandi parate per evitare un passivo più pesante e gli 11 doriani aspettano il triplice fischio palleggiando nella loro meta campo.

Conclusi i 90 minuti resta grande apprensione per un cammino salvezza che si complica ulteriormente, con una Sampdoria colpevole di essersi complicata il cammino da sola. Si doveva mantenere o meglio aumentare il distacco dalla zona rossa per condurre un finale di campionato in autonomia e tranquillità e invece oggi più che mai tocca tenere gli occhi vigili sui campi delle avversarie perché adesso la salvezza non passa più solo tra le casacche blucerchiate.

L’apprensione dei tifosi è tangibile e giustificata e soprattutto non rincuorano affatto le parole di Giampaolo rilasciate nel post partita: “evidentemente non ho capito dove sono e in che posizione sono e cosa ci vuole per tirarsi fuori da una situazione così”.

I campanelli di allarme si sono azionati tutti, un possibile esonero nel girone di ritorno non porta da nessuna parte visti i precedenti delle stagioni 1998/99 – 2010/2011 e soprattutto preoccupa la rassegnazione emersa da queste parole. I doriani hanno subito reagito, andando ad aspettare la squadra all’aeroporto per chiedere spiegazioni ed esprimere il loro disappunto.

Un sospiro di sollievo si può tirare solo osservando le notizie che arrivano dagli altri campi nella giornata di domenica ma non è comunque il momento di ulteriori allarmismi.

La Sampdoria resta ancorata a 26 punti e le squadre sotto di lei trovano ugualmente grinta ed entusiasmo per crederci e quindi non è più accettabile un atteggiamento remissivo e di rassegnazione.

Adesso arriva la Juventus e finalmente si torna tra le mura amiche; è una gara proibitiva che i blucerchiati cominceranno a preparare da lunedì ma nonostante tutto si deve provare a fare punti e la prima cosa da dimostrare sarà l’atteggiamento.

I tifosi si aspettano una squadra pronta a lottare senza paura e a viso aperto, con la fame di vincere perché consapevoli dell’obiettivo per cui si sta correndo.

La salvezza a Genova determina la vita o la morte – calcisticamente parlando – e i giocatori blucerchiati dovranno dimostrare di aver compreso la missione per cui devono battersi. Come sempre l’apporto dei tifosi non mancherà ma questa volta dovrà essere ricambiato e meritato. Francesca Galleano