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Douglas Leone da Genova ai primi posti della classifica Forbes

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Douglas Leone da Genova ai primi posti della classifica Forbes
Doug Leone, è un imprenditore statunitense di origini genovesi, è diventato managing partner di Sequoia Capital.

Douglas Leone è un imprenditore statunitense di origini genovesi, che è diventato managing partner di Sequoia Capital. Sequoia Capital è una società di Venture capital con sede a Menlo Park in California, si focalizza principalmente sul settore industriale tecnologico. Il loro nome e’ legato ai successi di Apple, Oracle, Google, YouTube, Yahoo, etc. Forbes ha dichiarato che il patrimonio di Douglas Leone, nel 2020 è stato di 4,4 miliardi di dollari.

Come Douglas Leone sia riuscito a diventare un senior partner di Sequoia capital noi lo spieghiamo  – almeno in parte – con dodici domande a cui l’imprenditore ha gentilmente risposto con molta chiarezza.  Però anticipiamo, che Leone ha molti meriti tra cui l’intelligenza, la volontà, la dedizione allo studio poi al lavoro, ha superato le molte difficoltà incontrate in giovane età. Leone è andato sempre diritto verso il traguardo!!  Ecco le 12 domande che gli abbiamo rivolto e le relative risposte.

Signor Douglas Leone, lei è nato a Genova ma, all’età di 11 anni, con la sua famiglia, è andato negli Stati Uniti. Quali sono i ricordi che le sono rimasti nella mente?

Douglas Leone: «Ho due ricordi dall’Italia: il primo è giocare a calcio in un piccolo vicolo (Vico Sant’Antonio) vicino a via Pre’ (una delle strade più dure di Genova dove sono cresciuto, proprio accanto al porto).

Giocavamo in piccoli giardini di cemento e usavamo una panchina rovesciata, cioè la parte inferiore, per segnare i pali della porta e poter fare gol. Usavamo luoghi che chiaramente non erano fatti per il gioco del calcio. Non avevo mai giocato a calcio sull’erba, prima di lasciare Genova. Nei primi giorni del mio arrivo in America, vivevo in un piccolo monolocale con i miei genitori e generalmente mi sentivo fuori posto. Ricordo di aver indossato un guanto da baseball e di aver provato a prendere una palla con la mano, di aver provato a lanciarla. Chi lancia una palla? Tutto quello che avevo fatto fino a quel momento era dare un calcio ad una palla.»

Quando è arrivato negli Stati Uniti, cosa l’ha impressionata di più? Quali differenze tra Genova e gli Stati Uniti ha trovato e capito subito?

Douglas Leone: «La prima cosa che mi ha sbalordito sono state le dimensioni delle automobili americane. Era il 1968. C’era una grande differenza di dimensioni tra una piccola Fiat (500 o 600) e una più grande berlina Ford o General Motors. Ricordo che andavo in una paninoteca ed ero abituato a mangiare pane e salame con, forse, 4 o 5 fette di salame. In America, ho ordinato un panino, e me ne hanno dato uno con ½ chilo di carne, lattuga, pomodori, maionese. Cos’era questo pazzo panino così grande che avrebbe potuto sfamare quattro persone? Tutto era nuovo e più grande. Non avevo più la TV con Rai 1 e Rai 2, ma potevo vedere molti più canali… Tutto era più grande e più di quello a cui ero abituato quando ero in Italia.»

Abbiamo letto che, dopo alcuni anni negli Stati Uniti, mentre studiava, lavorava come cameriere. Lavorare nei giorni festivi, quando gli altri ragazzi giocano, è una brutta situazione. Pensa che quel lavoro sia stato una lezione di vita? Abbiamo letto nella biografia che ti è detto: “Devo farcela. Devo diventare un uomo d’affari”.

Douglas Leone: «Non ho mai lavorato come cameriere. Ho lavorato per una piccola azienda di apparecchiature e strumenti per impieghi marini dove lavorava anche mio padre. Il mio ruolo iniziale era quello di pulire i bagni, raccogliere la spazzatura intorno all’edificio, rimuovere le erbacce e così via. Non avrei potuto essere più orgoglioso, mentre lavoravo, sapendo di avere un lavoro serio. Ricordo che molti uomini d’affari di successo dicevano di aver iniziato pulendo i bagni, era l’inizio per diventare CEO… e così, mentre pulivo, pensavo: “grazie per avermi fatto entrare nel mondo degli affari….e ora, niente mi fermerà dal diventare il CEO della compagnia”.

Mi piaceva anche avere un po’ di soldi in tasca, dato che i miei genitori non erano ricchi e i soldi scarseggiavano in famiglia. Con il passare del tempo, sono diventato un fattorino e poi, quando ho acquisito alcune competenze tecniche, ho aiutato a installare apparecchiature elettroniche marine su barche e navi. Ricordo che lavoravo nei country club in riva al mare, strisciando dentro le barche a vela per installare le apparecchiature e vedendo ragazzi e ragazze della mia età che giocavano in piscina nel country club e pensavo; “un giorno vi raggiungerò”. C’era un po’ di gelosia immatura e risentimento che chiaramente mi ha spinto a costruirmi un futuro migliore».

Signor Leone lei ha fatto studi difficili e impegnativi: ingegneria meccanica industriale alla Columbia University! Quante ore ha studiato ogni giorno? Per superare gli esami servono studio, preparazione, intelligenza e tanta volontà, quale delle tre qualità ti è servita meglio nella vita professionale? Questa è una domanda “privata e personale”: Quanto l’ha aiutato la sua famiglia e suo padre ingegnere? Mi spiego meglio: la famiglia è stata un modello da seguire?

Douglas Leone: «Di nuovo, giusto per capire bene i fatti, sono riuscito ad avere una laurea in ingegneria meccanica alla Cornell University, dopo un master in ingegneria alla Columbia University e un master in management al MIT. Ero un buon studente al liceo, ma sono diventato uno studente tremendo (impegnatissimo) alla Cornell. Avevo avuto una vita difficile al liceo a causa delle mie difficoltà linguistiche (i ragazzi del liceo possono essere molto crudeli) e quando sono arrivato alla Cornell, ho avuto un nuovo inizio.

Ho sviluppato nuovamente le abilità sociali che mi erano mancate durante il liceo. Sono stato fortunato ad essermi laureato. Ero di nuovo un ottimo studente alla Columbia e al MIT. A quel punto, mi ero assicurato il mio posto come americano, ero maturato e avevo una chiara visione del tipo di futuro che volevo. Mia madre era oltremodo apprensiva e coinvolta, mentre mio padre riconosceva il beneficio di lasciarmi andare, fare i miei errori e crescere come uomo. Oggi sono un sottoprodotto del calore di mia madre e della durezza di mio padre.»

Che consiglio darebbe ai giovani italiani che iniziano l’università? È meglio scegliere una facoltà scientifica o umanistica? O fare le valigie e andare in università straniere?

Douglas Leone: «La tecnologia sta influenzando ogni segmento di mercato. Le aziende di maggior valore nel mondo tendono ad essere aziende tecnologiche. Ai giovani se hanno l’attitudine, consiglio di seguire un curriculum STEM (scienza, tecnologia, ingegneria, matematica). Ma alla fine della giornata, devi capire se queste materie ti interessano, se queste materie non ti piacciono non sarai mai bravo nel tuo lavoro.»

Molti giovani italiani non credono in se stessi, hanno poca fiducia nella vita futura in Italia. Molte fabbriche e aziende in Italia e in Europa hanno delocalizzato la loro produzione in Cina e in India. Che futuro vede per i giovani italiani? Qual è la migliore medicina per far uscire questi giovani dalla passività? Signor Leone, ci sono soluzioni? Quali sono le soluzioni più efficaci?

Douglas Leone: «L’Italia ha molti problemi, non ultimo l’eccesso di pensioni e i fondi necessari per sostenerle, l’invecchiamento della popolazione, la bassa natalità e così via. Posso affrontare solo i problemi del settore tecnologico. All’interno di questo settore tutto inizia con buone università che insegnano STEM (scienza, tecnologia, ingegneria, matematica) e più specificamente corsi di sviluppo software. Più laureati in ingegneria ci sono, meglio è. La cosa successiva, chiederei ai sindaci delle città con università forti (Genova ha un’università meravigliosa e un sindaco incredibilmente talentuoso) di attrarre centri di ingegneria e sviluppo nelle loro città.

Genova, per esempio, ha un clima fantastico, alloggi accessibili e una grande qualità della vita. Questo garantirebbe ai giovani di rimanere, guadagnarsi una bella vita, sentirsi sicuri del loro futuro e mettere su famiglia. Molti di loro diventerebbero imprenditori e fonderebbero nuove aziende. Questo darebbe inizio a un ciclo virtuoso e metterebbe fine a un ciclo negativo. Genova ha sia le vecchie industrie di linea (energia) che il potenziale delle nuove industrie di linea alle sue porte… queste si fonderanno nel tempo e Genova può davvero trarne beneficio. Inoltre, non riesco a pensare a una posizione migliore di Genova per trarre vantaggio dalle tendenze del commercio e delle telecomunicazioni.»

Dopo aver ricevuto il suo Master in management al MIT Sloan School of Management nel 1988 è iniziata la sua carriera. Primo lavoro Hewlett-Packard, poi Sun Microsystems e Prime Comput, nel 1988 si sono aperte le porte della società di investimenti Sequoia Capital. Possiamo dire che in questa società sei diventato nel 2012 socio dirigente globale? Ha conquistato il sogno americano?

Douglas Leone: «Innanzitutto, la porta di Sequoia ‘non si è aperta’. È giusto dire che l’ho aperta con tutto quello che avevo. Ho scritto più di 80 lettere, ho chiamato direttamente molte aziende di venture e sono andato ad ogni colloquio estremamente preparato. Ho assolutamente conquistato il sogno americano… e non sono l’unico a farlo. L’America è uno dei pochi paesi dove si ha la possibilità, attraverso l’istruzione, il duro lavoro, la decisione intelligente e un po’ di fortuna di costruire una carriera eccitante e fruttuosa. So una cosa… posso rifare la mia vita altre 1000 volte e non finirà così bene professionalmente… e quindi la fortuna ha chiaramente giocato un ruolo.»

Vorrei parlare di lavoro e di affari….Qual è la prima qualità di un capitano (Ceo) di industria? Esiste il successo senza tenacia? Le piace rischiare? Oppure è meglio pensare e meditare molto sulle scelte? 

Douglas Leone: «Il ruolo di un leader è quello di capire quali sono le caratteristiche della società di cui si è responsabili (dipendenti, clienti, azionisti, la comunità in generale) e fare del proprio meglio per prendersi cura di loro. Non si tratta di me. Il ruolo di un leader è quello di essere un amministratore dell’entità di cui è responsabile. Come leader è necessario avere una visione chiara di dove si sta andando e poi forzare l’attuazione più stretta possibile. Il business è la guerra. Si vogliono le entrate e i profitti che qualcun altro ha o vuole. Le carriere e il benessere delle persone sono in gioco. È necessario avere una cultura forte, che è la mano invisibile per far sì che le persone facciano ancora di più di quello che ci si aspetta quando non si sta guardando.

Ci sono aziende come la tecnologia che apparentemente cambiano da un giorno all’altro, e quindi correre dei rischi è una chiave per la sopravvivenza. Ci sono altre attività in cui il cambiamento è raro e la crescita è inesistente, dove i rischi potrebbero non essere giustificati. Bisogna anche essere chiari su quale decisione deve essere presa rapidamente e quale richiede molta riflessione.» 

Qui a Genova, il sindaco Marco Bucci l’ha nominata uno dei 33 ambasciatori di Genova nel mondo. C’è una grande differenza tra la Liguria e il resto d’Europa. Dobbiamo cambiare la nostra mentalità? Il modo di pensare e di fare. Quali attività lavorative potrebbero funzionare in Liguria? Che consiglio può dare ai manager di questa regione? La Liguria non ha abbastanza spazio per la grande industria, quali soluzioni?  

Douglas Leone: «I giovani sono quelli che possono incidere sul cambiamento. Mi piacerebbe che Google, Facebook, Apple o Microsoft aprissero un centro di ingegneria a Genova. Abbiamo un’università abbastanza grande per attirarli. L’ho detto al nostro meraviglioso sindaco Bucci. La Liguria ha molto spazio. L’ho detto anche al signor Strozzi, il nuovo consolato di San Francisco».

In Italia, come in altre parti del mondo, il costo dell’energia sta aumentando. Quali sono le prospettive per il futuro?

D.L.: «Sarà meglio che diventiamo molto più efficienti e che otteniamo la giusta quantità di combustibili fossili e di energia rinnovabile, mentre in generale aumentiamo l’efficienza energetica in tutta la nostra economia. Avremo assolutamente bisogno di più energia man mano che cresciamo e non possiamo abbandonare i combustibili fossili dall’oggi al domani, ma dobbiamo investire nell’energia più pulita di domani».

Per concludere la nostra intervista possiamo dire che molti genovesi e liguri sono emigrati negli USA per esempio: Amadeo Peter Giannini fondatore della Banca d’Italia, poi diventata Bank on America, la sua famiglia è nata a Favale Malvaro sulle colline di Genova. La madre di Frank Sinatra, Natalina ‘Dolly’ Garaventa, era nata a Lumarzo sulle colline di Genova. Doug Leone è nato a Genova e poi è andato negli Stati Uniti, dove ha lavorato sodo e ha avuto successo negli affari.

Perché tutte queste persone sono riuscite ad avere un buon lavoro e ad avere successo negli affari? Cosa c’è negli USA che l’Italia non ha?

D.L.: «L’opportunità. Molti giovani italiani, in tutti i campi, stanno lasciando l’Italia a causa della mancanza di opportunità. È difficile avere opportunità senza un PIL in crescita e mercati in crescita. Il PIL dell’Italia ora è più basso di quello che era nel 2005. Per questo i giovani vivono a casa o scappano. In America si può sognare… e in Italia è molto più difficile farlo.»

Abbiamo letto che viene in Liguria ogni anno a Genova e Santa Margherita…. Ha nostalgia dell’Italia? Santa Margherita è un bel posto dove passare le vacanze?

D.L.: «Amo venire a Genova e amo stare a Santa Margherita. Genova sta vivendo una rinascita grazie alle politiche intelligenti del sindaco migliore in Italia. Il tempo è fantastico, lo scenario è splendido, la focaccia è buona da morire, il pesto è paradisiaco e la gente è amichevole. Abbiamo quattro figli e sette nipoti vicino a noi a San Francisco e quindi limito il tempo che passo lontano da casa. Tuttavia, trovo sempre il tempo di tornare a Genova e mi fermo a Santa Margherita, un posto che tutti dovrebbero visitare.»  Antonio Bovetti

La versione inglese