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Confagricoltura Liguria, più territorio e meno cemento

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Consumo del suolo, nel 2019 persi 5.200 ettari, in Liguria tutto ciò vale 252 metri quadrati per abitante

Consumo del suolo, nel 2019 persi 5.200 ettari, in Liguria tutto ciò vale 252 metri quadrati per abitante

Confagricoltura Liguria: più valore al territorio equivale a meno spreco di suolo, e più agricoltura equivale a meno cemento

Il consumo di suolo (dovuto a costruzioni residenziali e produttive, a vie di comunicazione ecc.) in Italia si attesta, nel 2019, intorno ai 5.000 ettari (5.186), in lieve crescita (+1,9%) rispetto all’anno precedente.

Resta comunque nettamente al di sotto – grazie soprattutto agli effetti della crisi economica e alla stabilità demografica – degli oltre 20 mila ettari annui (21-26 mila) registrati nei decenni che vanno dal 1956 al 2006.

In valori assoluti – come si evince dal rapporto del Centro Studi di Confagricoltura – le regioni più interessate dal fenomeno sono quelle più estese e popolose: Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte e Sicilia. Se invece si considera il consumo di suolo per abitante, troviamo ai primi posti le Regioni più piccole e meno abitate: Liguria, Molise, Basilicata, Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e Umbria

Il presidente di Confagricoltura Liguria, Luca De Michelis, ha evidenziato ciò richiamando il documento programmatico consegnato a tutti i candidati alle elezioni regionali.

“Un territorio, ricco di ecosistemi, valori agroalimentari, culturali e storici, come quello ligure – ha proseguito – deve diventare valore unico ed aggiunto dell’agricoltura. Anche e soprattutto nella politica agricola ligure”.

“Va riaffermato – secondo il presidente di Confagricoltura Liguria – il ruolo di custodia del territorio affidato alle imprese agricole, grazie a politiche mirate di sgravio ed incentivazione”.

Più agricoltura equivale a minore cementificazione, secondo Confagricoltura Liguria.Una Regione dove il consumo di suolo, nel 2019, ha toccato i 252 metri quadrati per abitante.

Dal consumo di suolo derivano, in termini di mancata produzione agrosilvicola e di riduzione dei servizi ecosistemici, perdite economiche che Ispra, solo per le variazioni intervenute fra il 2012 e il 2019, stima fra i 2,5 (ipotesi minima) e i 3 miliardi (ipotesi massima) di euro annui (tabella 7). Oltre il 90% dei costi è attribuito ai danni conseguenti al dissesto idrogeologico; dei circa 290 milioni residui (ipotesi media), la perdita di produzione agrosilvicola vale circa il 60%, pari a 170,6 milioni di euro, oltre i connessi effetti sui mutamenti del clima (8,5 milioni di €), l’impollinazione (7,7 milioni di €), la disponibilità di acqua (33 milioni di €).

Il consumo di suolo, rispetto a una media del 7,1% della superficie nazionale, interessa in misura rilevante aree a rischio idraulico (10% delle aree di settore), rischio frana (4,5%), rischio sismico (6,5%) e siti contaminati di interesse nazionale (14%).

Il tutto anche in Liguria!

Occorre quindi, secondo Confagricoltura Liguria, una legge quadro di pianificazione territoriale che consenta all’agricoltura di essere il centro, e non il “di più”: gestione delle acque, interventi di tutela del territorio e soluzione definitiva del dissesto.

Temi che saranno certamente posti all’attenzione del nuovo assessore all’agricoltura ligure.