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Caso Becchi, Feltri e Cofrancesco: chi ha altre idee sui vaccini non va linciato

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Prof. Paolo Becchi, ordinario di Filosofia del Diritto all'Università di Genova (foto d'archivio)

“Chi ha altre idee sui vaccini non va linciato”. E’ il titolo dell’articolo pubblicato l’altro giorno sul quotidiano Libero a firma Vittorio Feltri.

Il giornalista è intervenuto così sul caso Becchi-Sassoli difendendo il diritto di libertà d’opinione del professore di Filosofia del Diritto all’Università di Genova.

Tra l’altro, in questi giorni, il prof. genovese Paolo Becchi ha riferito di avere ricevuto diversi messaggi minacciosi con auguri di morte, ingiurie e insulti vari dai soliti odiatori della rete, forse aizzati da qualcuno che lo detestava già ben prima della sua inopportuna uscita su Twitter.

“Paolo Becchi – ha in sintesi spiegato Feltri – ha scritto un tweet in cui si sospetta che l’ex presidente del Parlamento UE possa essere morto per il rimedio anti Covid. Secondo me la sua tesi è sbagliata. Perché non è il vaccino che uccide bensì il coronavirus.

A parte ciò, non è questo il punto. Infatti il prof. Becchi, abbia torto o ragione, non ha detto una bestemmia ma si è limitato a esprimere un’opinione. Giusta o sbagliata che sia. Comunque lecita.

Pertanto, non si capisce perché sia stato linciato dai media. Noi non sopportiamo che coloro che siano di un’altra idea debbano essere linciati quali delinquenti.

Ecco perché troviamo assurdo che qualcuno si arroghi il diritto di chiedere il licenziamento dall’Università di Genova del prof. Becchi per il solo fatto di avere espresso un’interpretazione diversa rispetto al decesso doloroso di David Sassoli.

Dobbiamo smetterla di attaccare in modo sgangherato coloro che esprimono pensieri diversi dai nostri.

Non pretendiamo che gente come il prof. Becchi, persona perbene, qualora esprima concetti diversi dai nostri debba essere linciata”.

Anche il decano dell’Università e professore emerito di Storia delle Dottrine Politiche all’Ateneo genovese, Dino Cofrancesco, ha pubblicamente chiesto al Dipartimento di Giurisprudenza , in un articolo pubblicato sul quotidiano Il Giornale, di “non condannare il diritto a tutte le opinioni”.

“Il filosofo del diritto Paolo Becchi – ha spiegato il prof. Cofrancesco – è uno degli studiosi più insigni dell’Ateneo genovese. Da diversi anni, la sua incontenibile passione civile lo ha portato a occuparsi di politica e delle grandi questioni di etica pubblica che agitano il nostro tempo.

Qualche giorno fa si è chiesto se ‘potesse esserci qualche correlazione tra la morte (definita ‘prematura’) del compianto Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, e la somministrazione di vaccini anti Covid suscettibili di distruggere il sistema immunitario.

All’infelice tweet, però, ha fatto seguito un linciaggio nei confronti del suo autore, tale da fare impallidire gli ‘hate speeech’ destinati, da sempre, al ‘pregiudicato’ Cavaliere.

Qualche giornalista ha chiesto la sospensione del filosofo del diritto dall’insegnamento e invitato gli studenti a non iscriversi all’Università di Genova. Col risultato che quest’ultima, chiamata in causa, si è sentita in dovere di dissociarsi pubblicamente dalle posizioni di Becchi e che lo stesso Dipartimento, in cui insegna, si riunirà lunedì (oggi, ndr) per concordare eventuali ‘misure disciplinari’.

E’ una reazione che non può non indignare profondamente un liberale come il sottoscritto, pienamente d’accordo col magistrale articolo scritto ieri da Vittorio Feltri sulla vicenda.

Non sono affatto d’accordo con la rivendicazione del diritto ‘costituzionalmente garantito, di poter liberamente scegliere se subire un trattamento sanitario sul proprio corpo’ se a tale diritto non si accompagna il riconoscimento che lo Stato deve tutelare dal contatto con i no vax gli utenti dei pubblici servizi (dalle scuole agli ospedali, dagli uffici postali ai mezzi di trasporto).

Sono pienamente d’accordo, invece, nel richiamare la libertà ‘di poter esprimere il proprio pensiero su questioni di attualità politica’.

Ho difeso questa libertà anche quando si trattava di storici che, al di fuori delle istituzioni scolastiche, avevano espresso tesi negazionistiche sulle foibe o sui lager nazisti.

Affermazioni ritenute false si confutano con affermazioni ritenute vere (per quanto incerta sia la luce delle verità nelle faccende umane) non a colpi di sentenze di tribunali o di decisioni amministrative.

I colleghi del prof. Becchi, che si riempiono la bocca di citazioni di John Stuart Mill, farebbero bene a ricordare  quanto si legge ne ‘La Libertà’: Quand’anche tutta la specie umana, meno uno, avesse un’opinione, e quest’uno fosse d’opinione contraria, l’umanità non avrebbe maggior diritto d’imporre silenzio a questa persona, che questa persona, ove lo potesse, all’umanità tutta”.