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Prof. Bassetti: zero morti sotto i 60 anni, anziani andavano protetti e chiusi in casa

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Prof. Matteo Bassetti, direttore clinica Malattie infettive S. Martino di Genova

“Possiamo iniziare a valutare alcuni dati molto preliminari sui primi 140 pazienti con infezione da SARS-Cov 2 ricoverati presso la Clinica Malattie Infettive del Policlinico San Martino di Genova nelle ultime 6 settimane.

Vediamo i numeri e la letalità per fascia di età:

0-30 anni: 0 casi/0 morti

30-50 anni: 12 casi/0 morti

50-60 anni: 20 casi/0 morti

61-70 anni: 29 casi/5 morti (17%)

71-80 anni: 39 casi/13 morti (33%)

81-90 anni: 28 casi/15 morti (53%)

91- 100 anni:12 casi/8 morti (67%)”.

E’ il testo del post pubblicato stasera su fb dal prof. Matteo Bassetti, direttore della clinica di Malattie infettive al San Martino di Genova.

Occorre tuttavia precisare che proprio oggi i responsabili del Policlinico genovese hanno riferito di due pazienti morti con coronavirus di 55 e 57 anni, rispettivamente ricoverati al Padiglione 10 e nel reparto di Rianimazione del Monoblocco.

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“E’ evidente – ha aggiunto Bassetti – che questa infezione ha una percentuale di letalità tanto più elevata, quando maggiore è l’età dei pazienti.

Inoltre, le cosiddette fragilità di base (malattie polmonari e cardiache, obesità, immunodepressione, tumori, diabete, ecc) rendono la situazione ancora più difficile.

Questo spiega perché in alcune regioni dove l’età media delle persone è molto più alta, come la Liguria, si assiste ad una maggiore letalità da Covid-19.

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Sono queste le persone che dovrebbero essere maggiormente protette dal punto di vista preventivo sempre, ma particolarmente in questo momento epidemico e anche in futuro.

Sono queste le categorie che si sarebbero dovute da subito proteggere limitandole negli spostamenti, evitandone i contatti con altre e lasciandole a casa.

La sierologia, attraverso per esempio il test rapido, che è il miglior strumento per mappare la diffusione del virus e che andrebbe offerta gratuitamente a tutta la popolazione, sta evidenziando (dove la si esegue su ampia parte della popolazione come in alcune aree della Lombardia e della Liguria) una diffusione del virus, anche maggiore di quello si era predetto nelle scorse settimane.

Si parla di una percentuale delle popolazione tra il 10% e il 20% che vorrebbe dire tra 6 e 12 milioni di persone che sono venute in contatto con il virus”.