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Il Nano Morgante | L’incertezza di Romeo

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Il Nano Morgante | L’incertezza di Romeo

C’é chi si rivolge costantemente al passato, con nostalgica retrospicienza e c’è chi si esaurisce nel tentativo di esaudimento di futuri traguardi, innestandovi un’alternanza di enfasi e di inquietudine.

Sia come sia, pare latitare una terza possibilità: stazionare convintamente e quietamente nel proprio presente.

Certamente, la “volontà”, cui è sottesa ogni scelta personale, è con evidenza correlata alla “libertà”: entrambi concetti spaventevoli, quando trattati nella loro improbabile dimensione terrena (unica possibile, allo stato attuale).

In questi casi, non è tanto una questione di deficit quantitativo di “libertà”, quanto di un suo limite applicativo che spesso trova in se stesso  il germe della propria insussistenza.

Tale condizione di dissidio permanente identifica l’essere umano ed il suo serrato confronto quotidiano con se stesso. Nella misura in cui, per comoda analogia, la Arendt  scorgeva proprio nella logica del peccato, tratta da alcuni passaggi  della “Lettera ai Romani” di San Paolo,  più che  l’idea di contrastarlo e confinarlo, i prodromi della sua estensione concettuale. Instradando così l’uomo verso oscuri e dilemmatici pensieri.

Insomma, senza addentrarci in situazioni che troverebbero persino Romeo incerto nell’individuare il balcone di Giulietta, non possiamo che notare lo sviluppo di tale dualità.

Da un certo punto di vista, la volontà resta un’azione in sé, irrisolvente rispetto all’effettività ed affettività delle esigenze, il cui possibilizzarsi  si concentra in una lettura esasperata del passato e del futuro, abdicativi del presente.

In buona sostanza, tra intenti ipermnestici e voli pindarici, l’essere umano si sottopone di buon grado all’abitudinario affaticamento di fagocitare il proprio tempo. Impegnandosi non soltanto nel “volere”, bensì nel doppio sforzo  di “volere di volere”.

Sia come sia, a prescindere dal risultato e dalle singole aspettative, ciò impone di citare Borges, quando profeticamente afferma: “il tempo è una tigre che mi sbrana ed io sono la tigre”.

Massimiliano Barbin Bertorelli