Home Cultura Cultura Genova

Il Nano Morgante | Cambio di scenario

0
CONDIVIDI
Il Nano Morgante ! Cambio di scenario

Ricordare è invecchiare” è una frase estrapolata dal pensiero e dagli scritti della poetessa russa Cvetaeva.

Traendone spunto, va infatti considerato che l’avanzare dell’età, e del tempo che quotidianamente ne è rigorosa misura, dischiude per l’essere umano un “orizzonte di possibilità”  sempre meno vasto, sempre più ristretto.

Ciò pone un inesorabile e tendenziale stop, nell’adulto, alla spensierata immaginazione dell’infante ed al turbinoso attivismo dell’adolescente.

E’ ovvio che dinanzi al giovane si disponga un ampio  panorama. Che il suo sguardo varchi gli orizzonti ed i confini delle possibilità. Tale è lo sguardo che non demorde, non tentenna e non dubita: lo sguardo che esorta all’azione, che aspira al convinto esaudimento dei desideri.

Orbene, esclusa la nuova fattispecie del cosiddetto “adultescente”, per logica evidenza, tale prospettiva tende col tempo a restringersi, ad assottigliarsi progressivamente ad ogni passo, costituendosi nell’alternativa di una mesta rammemorazione.

Ciò induce ad ipotizzare il drastico  cambio di scenario che si apre con un largo ed arieggiato viale e, via via, conduce in uno stretto ed  oscuro viottolo.

Questo “cambio di scenario” é massimamente preordinabile in una società cronofaga, una società che parametra e misura ogni circostanza in base ad un ticchettio interiore: come certi “chip” sottopelle di nuova generazione con funzioni di memo.

E’ immediato comprendere, va ribadito, che dinanzi alla persona “anziana” cresce la probabilità d’una nostalgica retro-proiezione, a contrappuntare una percezione di un futuro prevedibilmente concluso.

L’opzione declina, senza alternative, la condizione metaforica della retrospicienza, dello sguardo rivolto indietro, come Orfeo, tragicamente, quando, contro ogni avvertimento, si voltò verso Euridice, con le conseguenze che sappiamo.

Considerato che, in via generale, “la strada che percorriamo è lastricata dalla macerie di ciò che avremmo potuto diventare”, scomodando Bergson, non è anomalo prevedere, a prescindere dal tempo e dall’età, di saltellare, tra una pozzanghera e l’altra, tra un ostacolo e l’altro, in un tragitto che, fino a quel momento, ci risultava asciutto e sicuro.

Massimiliano Barbin Bertorelli