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Droga nel Centro storico, 8 arresti: gang di marocchini. Ai domiciliari basista genovese

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La droga sequestrata dalla polizia

Una gang di marocchini con basista genovese. La polizia ieri ha effettuato otto arresti nell’ambito di una vasta inchiesta sullo spaccio di sostanze stupefacenti nel Centro storico di Genova.

L’operazione denominata “Red Bag” era partita dopo un primo sequestro di droga trovata nascosta dentro una valigia rossa.

Si tratta dell’ennesima operazione antidroga, dopo quella di pochi mesi fa che aveva visto smantellata un’organizzazione composta in prevalenza da senegalesi a Prè.

Tra gli arrestati figura anche un dipendente pubblico italiano di 60 anni tra le otto persone coinvolte nell’indagine del commissariato Prè, che ha sgominato un giro all’ingrosso di hashish e cocaina.

Il genovese, messo agli arresti domiciliari, avrebbe fornito un suo appartamento in via Canneto il Lungo per stoccare la droga in cambio di dosi di cocaina.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo, tutto composto da marocchini, acquistava la droga da due connazionali di Bergamo e Brescia e poi la rivendeva all’ingrosso nel centro storico genovese.

L’attività investigativa è iniziata nel settembre del 2016 quando erano stati arrestati due nordafricani trovati con 15 kg di hashish occultati all’interno di un trolley rosso e destinati ad essere commercializzati nel centro storico.

Nei mesi successivi è stato avviato un intenso lavoro investigativo fatto di lunghi pedinamenti grazie ai quali si è riusciti ad individuare e tracciare un ramificato tessuto criminale attivo in tutto il centro storico con lo scopo di rifornire di cocaina e hashish i pusher residenti.

Tramite le intercettazioni si è riusciti a comprendere che i gruppi, pur non stabilmente interagenti tra di loro, in maniera costante segnalavano gli uni agli altri la presenza degli investigatori nel loro raggio d’azione e in momenti di “penuria” prestavano lo stupefacente al gruppo che ne fosse stato sprovvisto.

Pur non condividendo comuni affari un gruppo ha fornito, in almeno un’ occasione, alla compagine concorrente, locali ritenuti sicuri per occultare la sostanza stupefacente

L’orografia dell’area interessata dalle attività criminali poste in essere ha costretto il personale del Commissariato Prè ad affiancare a tecniche investigative classiche anche supporti tecnologici.

Sono state, infatti, oltre 100 utenze telefoniche intercettate; impiegati 4 localizzatori satellitari e sono state installate 4 telecamere per servizio di sorveglianza discreta.

La droga risulta che fosse tutta di ottima qualità e, in alcune occasioni, gli acquirenti si sono anche lamentati con i fornitori lombardi quando non rispettava i canoni qualitativi previsti.

In particolare l’hashish era di qualità superiore, di prezzo triplo rispetto a quello normalmente in commercio; (euro 1000,00 al chilo per le “tavolette” e 3000,00 per gli “ovuli” o “bionda” all’ingrosso) e veniva indicato in gergo come le “ghiande” i “semi” o la “bionda”.

Le intercettazioni hanno messo in luce il gergo utilizzato dai pusher; nelle richieste al fornitore veniva indicato oltre al peso anche il logo impresso sulle tavolette: la “mela” il “diamante”, la “palma” il “leone”. Questi “loghi” sono una sorta di “marchio di fabbrica” impresso sullo stupefacente dal produttore, una sorta di garanzia sulla qualità dello stupefacente.

La cocaina, con una percentuale di purezza pari a oltre il 60%, veniva tagliata fino a una percentuale del 30%, una percentuale media di purezza in linea con quella presente sul mercato genovese.

Per non farsi scoprire, la banda di spacciatori nascondeva la droga in furgoni che poi venivano lasciati in diversi quartieri della città senza pagare il ticket del posteggio delle Blu area. Gli agenti, per individuare i mezzi, si sono avvalsi anche della collaborazione delle società di parcheggio per individuare i veicoli con a bordo la droga.