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Crollo ponte, la testimonianza di una psicologa varazzina della CRI

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Federica Valle, psicologa varazzina del SEP

Federica Valle è una psicologa varazzina del SEP, il Servizio Psicosociale della Croce Rossa Italiana e ci parla del supporto psicologico che ha dato alle persone coinvolte nel crollo del ponte Morandi e delle emozioni che ha provato.

“Ho saputo della tragedia praticamente subito, ero di turno in Croce Rossa, nel comitato di Varazze quando ho ricevuto una chiamata da parte del 118 che mi chiedeva di predisporre tre squadre che stessero a copertura, perchè era caduto il ponte sul Polcevera.
Io, in realtà, non ho pensato subito a “quel ponte”; ho pensato ad un ponticello di pietra, a qualcosa di piccolo, non avevo capito la gravità della tragedia.

Ho cercato subito qualche informazione e poi, solo allora, ho capito che era caduto “il nostro ponte di Brooklyn”.
Io faccio parte del SEP, il servizio psicosociale della Croce Rossa Italiana, che si occupa di formazione su temi psicosociali ai volontari CRI e alla cittadinanza, porta sostegno psicologico ai soccorritori e viene attivato nelle maxi emergenze a supporto delle popolazioni colpite”.

“Sono arrivata sul crash intorno alle 15.30 – prosegue Federica Valle – e sul luogo ho trovato tre famiglie in attesa di ricevere informazioni sui loro cari, che risultavano dispersi e che successivamente avremmo scoperto essere tra le vittime.
Con le colleghe ci siamo subito occupate di capire quali fossero le necessità primarie di queste persone: pioveva molto forte e avevano bisogno di abiti asciutti, di acqua, di qualcosa di caldo, ma soprattutto avevano bisogno di conforto e di avere notizie certe sui loro cari.

Ci siamo messe da subito in contatto con l’ucl dei Vigili del Fuoco, con la Polizia Scientifica per aver aggiornamenti in tempo reale sui ritrovamenti delle vittime, in tal modo potevamo accompagnare le famiglie al Pronto Soccorso dell’Ospedale San Martino per il riconoscimento. Soltanto una famiglia è rimasta sul luogo della tragedia, prima nella zona rossa, poi nella tenda allestita dalla CRI appena fuori ed infine nel campo CRI, assieme a tutti noi volontari.

Sono stati sistemati in un camper per tutelare la loro privacy, e assistiti sia materialmente che psicologicamente giorno e notte, fino al giorno del ritrovamento, 5 giorni dopo l’incidente.
Subito dopo io mi sono occupata del supporto psicologico ai soccorritori, ai vigili del fuoco, agli SMTS (Soccorsi con Mezzi e Tecniche Speciali della Croce Rossa) a tutte le forze dell’ordine, cioè a tutte quelle persone che erano direttamente coinvolte nella ricerca tra le macerie e nel recupero dei corpi. Io mi sono avvicinata loro cercando di capire in quale stato psicologico si trovassero, vista la difficoltà dell’intervento.

Sono persone che difficilmente si arrendono, soprattutto all’impatto emotivo, perchè sono addestrate per fare questo, perchè hanno molta adrenalina, e perchè sperano sempre di trovare qualcuno ancora in vita. Sono degli instancabili lottatori!
Quindi preferisco adottare un approccio non invadente né invasivo ma cerco di avvicinarmi con un gesto, uno sguardo d’intesa, una pacca sulla spalla, un sorriso di condivisione e, se legittimata, cerco di coinvolgerli in una chiacchierata che possa dar loro conforto e sostegno”.

“Con le colleghe ci siamo occupate anche di raccogliere le preoccupazioni degli sfollati, di tutte quelle persone che sono state allontanate, perchè le loro case si trovano nella zona rossa, o comunque in una zona pericolosa.
Uno dei compiti più duri che abbiamo dovuto affrontare è stato quello di supportare le famiglie in attesa di notizie, accogliere e raccogliere il loro dolore: c’era chi si appendeva ancora ad una speranza, chi aveva già capito tutto, chi ci chiedeva: ‘Ma è vivo, ma lo troveranno vivo? Quante probabilità ci sono?’.

Tra lo sconforto, la disperazione e l’incredulità, le prime famiglie iniziavano a riconoscere i corpi dei propri famigliari.
Lì veramente ho toccato con mano la disperazione di madri, di mogli, di genitori, di figli, che realizzavano di aver perso i loro cari.
Dietro a queste tragedia, c’è stata anche la ricerca ed il contatto delle famiglie che non vivono qui, ma che sono sparse per l’Italia o per il mondo”.

Briefing della Croce Rossa per il crollo del ponte Morandi

Chiedo a Federica che cosa abbia provato in quei giorni e cosa tutt’ora provi.

“Che cosa provo?”- la voce un po’ si spezza ed affiora un tono un po’ magonato: “In questo momento sono un po’ provata, sono stata per molto tempo a contatto con il dolore e la sofferenza, ma posso dire di sentirmi fortemente arricchita da questa esperienza, sia dal punto di vista professionale, sia dal punto di vista umano e personale.
Ho conosciuto molte persone, ho stretto amicizie, ho abbracciato i soccorritori, ho raccolto le loro lacrime, certi sguardi mi sono arrivati dentro come per dirmi ‘grazie. Sei stata importante’… Sono stata vicina ad un soccorritore grande e grosso che, dopo avermi raccontato le sue emozioni, mi ha dato una carezza e mi ha detto : ‘Io di te non mi scorderò mai’…
Ho sentito il calore, l’amore delle persone, la riconoscenza.
Tante persone si sono strette intorno a noi e ci hanno dato la forza per andare avanti, abbiamo ricevuto tanti messaggi di ringraziamento e vicinanza, tante strette di mano.

Personalmente ho seguito la famiglia dell’ultima vittima ritrovata, il dipendente dell’Amiu: ho dato comunicazione del ritrovamento del corpo, ho accompagnato la madre al riconoscimento, per sua volontà le sono stata accanto durante i funerali.
Lei ha voluto avermi vicina, ha tenuto la mia mano per tutto il tempo e questo mi ripaga di tanto dolore e tanta sofferenza”.

“Spesso ci chiediamo Che cosa stiamo facendo? Qual è la nostra utilità? Posso veramente, io, con la mia presenza, alleviare le sofferenze di queste persone?” ed ecco che la riconoscenza di questa madre, di tutti i soccorritori, delle famiglie, delle persone comuni ci fa capire quanto sia importante la nostra presenza, il nostro compito, il nostro lavoro”.

Mi sorge spontanea un’altra domanda: “Voi pensate a tutti, ma a voi chi ci pensa?”

Federica risponde così: “Abbiamo una responsabile, la dottoressa Daniela Calabrese, referente regionale del Sep che si occupa di noi; possiamo contare sul supporto l’una dell’altra e di tutta la grande famiglia CRI, sulle nostre famiglie. Il mio fidanzato Matteo ha avuto un ruolo rilevante, per me rappresenta la mia forza, il mio pilastro: lui è un soccorritore, esperto di emergenza, dipendente di Croce Rossa, è tra gli SMTS che hanno operato ininterrottamente sulle macerie, e da quando ha finito il suo intervento, mi è stato vicino nei momenti più difficili, e mi ha dato il coraggio e lo stimolo per andare avanti”.

Federica continua a raccontare la sua esperienza, vissuta in prima persona.
“Tu lì puoi rappresentare una speranza, l’appiglio, non puoi cedere, non te lo puoi permettere. Tu devi andare avanti, devi esserci per loro; sei il tramite, sei la mano tesa. Certo che sono prove molto forti, che ci rimarranno dentro per sempre ma, al di là della sofferenza e della tragedia, voglio conservare l’immensità di questa esperienza.
Spesso le persone ci chiamano eroi, ci definiscono speciali: noi non ci sentiamo nulla di tutto questo, noi facciamo soltanto il nostro dovere, quello che ci dice il cuore.
Siamo lì perchè c’è un’emergenza, siamo lì perchè dobbiamo e vogliamo essere lì.
Io sono orgogliosa, nel mio piccolo, di aver portato questo contributo, di aver provato ad alleviare un pochino la sofferenza, a star vicino a queste persone con empatia e sintonizzazione.
Il Sep è tuttora attivo per il supporto agli sfollati di via Fillak e di via Porro.
Dalla prossima settimana partiremo con i debriefing con le varie squadre di soccorso.

Per me è stata la prima esperienza nel campo delle maxi emergenze e per la prima volta mi rendo conto di quanto sia disumano il dolore, di quanto ci annienti, ci renda tutti uguali aldilà della religione, dell’etnia, dell’età, della manifestazione dello stesso.
Anche le persone che sono lontane, comunque, hanno sentito forte questa tragedia.
I soccorritori che hanno già avuto esperienze di soccorso in emergenza, hanno riferito tutti la stessa emozione: “abbiamo già visto molte tragedie, ma questa è diversa, perchè è a casa tua, perchè è su una strada che abbiamo fatto un milione di volte, perchè ci potevamo essere noi, perché era il “nostro ponte”. E’ stato proprio qualcosa di diverso”.

Ringrazio e saluto Federica Valle, anche questa volta, per l’ennesima volta, i miei occhi sono lucidi, per questa testimonianza toccante.

La stessa Federica, su un post sul suo diario di Facebook, il 19/08 scriveva queste parole:

“Il ponte Morandi è la tragedia.
Il ponte Morandi è l’incredulità, lo sconforto.
Il ponte Morandi è il dolore, sono le lacrime delle famiglie delle vittime e di decine di famiglie sfollate.
Il ponte Morandi è il lavoro instancabile di tutti i soccorritori che hanno scavato per ore ed ore, non badando al caldo, alla stanchezza, alla fame.
Ma il ponte Morandi è anche la vicinanza e la collaborazione di TUTTA la mia famiglia Croce Rossa, in particolare delle mie colleghe del Servizio Psicosociale, l’abbraccio con i Vigili del Fuoco, la stretta di mano con le Forze dell’Ordine, lo scambio di sguardi e le pacche sulle spalle per confortarci a vicenda. Il ponte Morandi sono tutti i vostri messaggi e le parole di conforto e vicinanza, per cui non smetterò mai di ringraziarvi, perché vi assicuro che in questi momenti sono quanto di più arricchente si possa ricevere.
Il ponte Morandi sono la silenziosa pazienza ed il coraggio della mia famiglia che per giorni ha atteso il mio ritorno a casa. É la presenza preziosa ed indispensabile del mio fidanzato che non mi ha lasciata un attimo, mi ha protetta, sostenuta e rassicurata. Ha trascorso con me le ore più dure senza farmi perdere mai il coraggio e lo spirito per andare avanti, nonostante la difficoltà della situazione.
Il ponte Morandi è l’esperienza più forte della mia vita.
Ora permettetemi di abbracciarvi tutti, che con le nostre braccia unite possiamo per un attimo sentire che quel Ponte è ancora lassù”.

Laura Candelo