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Considerazioni sulla scelta viola di Piatek, da tre anni un bomber a singhiozzo.

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E cosi Piatek se ne va alla Fiorentina.

L’attaccante sembrava ad un passo dal Grifone; la proprietà rossoblu aveva lavorato al meglio, correttamente, trattando con l’Herta Berlino e raggiungendo l’accordo per 17 milioni da corrispondere a giugno e due milioni e mezzo al giocatore di ingaggio.

Piatek aveva estimatori in Turchia, ma si sapeva che avrebbe scelto volentieri una soluzione italiana.

Tutti davano per certo il suo arrivo a Genova, ed invece mercoledi sera il colpo di scena: la Fiorentina trovava l’accordo con il centravanti polacco, per una cifra all’Herta inferiore (15 milioni di euro), tanto che la società tedesca ha tentato di convincere Piatek a scegliere il rossoblu.

Ma non c’è stato nulla da fare; il giocatore polacco, ricordiamolo reduce da tre stagioni non completamente positive (solo con il Genoa ha segnato a raffica, meno con il Milan che se ne è disfatto ed all’Herta 12 gol in due campionati), voleva Firenze. Piatek ha detto sì alla viola preferendola al ritorno al Genoa, perché considera Firenze una grande piazza, ideale per il suo rilancio.

Insomma, “777 Partner” ha fatto il possibile, ma è chiaro che pesano le stagioni deficitarie e l’immagine che ha avuto il Genoa nell’era Preziosi.

In realtà, crediamo che analizzando freddamente la trattativa, non si tratta infondo per il Genoa di una gravissima perdita.

Il fatto stesso che la proprietà abbia offerto 17 milioni di euro ed un grosso ingaggio ad un giocatore che nelle ultime stagioni ha un po deluso, la dice lunga sulle potenzialità della nuova dirigenza.

Certo la situazione ereditata da Giochi Preziosi è pesantissima.

Inoltre servono giocatori già pronti per il campionato italiano, e probabilmente Piatek non lo era.

Nel calcio moderno non esiste sentimentalismo, ma il dietro front di Piatek se può essere capito come atleta, non è certo esemplare come uomo.

Comunque, cIao, bomber a singhiozzo, buona fortuna.