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Comitato Tigullio Possibile, la sinistra dice no al tunnel in Val Fontanabuona

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Un tracciato del tunnel della Val Fontanabuona

“Mentre in tutto il mondo scende in strada contro i cambiamenti climatici a sostegno di un pianeta, nel Tigullio si parla di progetti anacronistici ed altamente impattanti per l’ambiente”.
Lo hanno dichiarato ieri i responsabili del Comitato Tigullio Possibile.

“In questi ultimi anni – hanno aggiunto – abbiamo imparato che prima di permettere altri scempi, altro cemento, altre trivelle, altri buchi a spasso per le nostre montagne, altre case, altre strade per far passare auto ed autotreni che non ci possiamo permettere, bisognerebbe ogni volta ricordare le alluvioni sempre più frequenti generate da una riduzione del suolo boschivo e proprio da opere selvagge in prossimità dei corsi d’acqua.

Troviamo preoccupante che a farlo siano i principali esponenti degli attuali partiti del Governo, sedicenti ambientalisti.

Alcuni di loro sono addirittura in contraddizione con se stessi visto che a poco più di 40 chilometri da qui sono da sempre contrari alla cosiddetta Gronda di ponente anche dopo il tragico crollo del Ponte Morandi, possibilità che fino a qualche anno fa definivano ‘una favoletta’ l’eventuale rischio collasso.

Invece è stata un’immensa tragedia, con 43 vite spezzate da questo terribile evento da cui avremmo dovuto comprendere che il cemento non ha una durata eterna.

Bisogna dire basta alle opere finanziate con i soldi pubblici sulle quali poi speculano e fanno profitto aziende private, con il risultato che i costi di costruzione ed utilizzo gravano sempre su noi cittadini.

Nel Tigullio oggi gli esponenti del Governo ci vengono a parlare del rilancio del progetto ormai centenario del Tunnel della Val Fontanabuona, opera peraltro inutile senza il prolungamento di viale Kasman a Chiavari con conseguente ulteriore cementificazione dell’Oasi faunistica dell’Entella, tutto ciò perdendo totalmente di vista la vera emergenza che grava da ormai troppo tempo sul territorio ligure e che invece avrebbe bisogno di opere urgenti ed indifferibili di consolidamento e mitigazione del rischio sulle tante sofferenti infrastrutture esistenti, soprattutto in un territorio morfologicamente e geologicamente difficile come il nostro.

Ci auguriamo poi vivamente che il sottosegretario delle Infrastrutture e Trasporti Roberto Traversi (M5S), da chiavarese, si ricordi prima di tutto delle condizioni drammatiche della stazione ferroviaria di Chiavari, frequentata quotidianamente da centinaia di pendolari e turisti, considerato che a tutt’oggi non è ancora a norma dal punto di vista dell’accessibilità essendo totalmente preclusa a chi ha difficoltà motorie, una situazione che di fatto limita fortemente anche la mobilità pedonale tra il centro storico e la passeggiata a mare.

Crediamo si debba parlare di mobilità alternativa e sostenibile e non di scavi chilometrici nelle nostre montagne per aumentare il traffico veicolare ed il trasporto su gomma che innalza l’inquinamento acustico e dell’aria prodotto dai mezzi che lo percorrerebbero, soprattutto per una vallata già fortemente compromessa per questo.

Lo sviluppo di un territorio non si basa solo sull’insediamento di poli industriali, ma si può e si deve basare sulla tutela delle realtà autoctone, del km zero e sulle medie e piccole imprese.

La Valfontanabuona non ha nemmeno un porto merci che la possa servire come a Genova e non ha nemmeno gli spazi per permettere l’insediamento di significativi siti industriali o produttivi che possano parzialmente giustificare un’opera del genere: è una vallata stretta e lunga con l’unica possibile viabilità a ridosso del fiume che sicuramente non supporterebbe un ulteriore aumento numerico di auto e mezzi pesanti.

Bisogna perciò saper valorizzare e preservare l’intero entroterra nelle sue attuali peculiarità ambientali e naturali, cosa che in realtà fino ad oggi non è stata fatta. Abbiamo già visto come si è trasformata negli anni la  Val Polcevera, vogliamo esportare quell’infausto “modello” anche in Val Fontanabuona e in tutto il nostro entroterra?

Dobbiamo rovesciare il paradigma e sviluppare tutto il nostro territorio in base alle caratteristiche che ha, perché così come non esiste un Pianeta B, non esiste una Valfontanabuona o un Tigullio B”.