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Carabinieri di Lavagna, commemorata la figura del Maresciallo Canzio

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Carabinieri di Lavagna (foto d'archivio)

Ieri a Lavagna i carabinieri della Compagnia di Sestri Levante, insieme ad A.N.P.I. Lavagna e Valli Aveto Sturla Graveglia, hanno commemorato la figura del Maresciallo Maggiore Antonio Enrico Canzio, insignito di Medaglia d’argento al Valor Militare alla Memoria, a cui è intitolata la caserma dei Carabinieri di Lavagna.

Hanno partecipato alla cerimonia il comandante provinciale dei Carabinieri di Genova Colonnello Gerardo Petitto, il presidente provinciale di ANPI Massimo Bisca, il vicesindaco del Comune di Lavagna Elisa Covacci e gli alunni di due scuole.

Sul palco delle autorità presenti anche la vice co-presidente di segreteria della locale Sezione ANPI Maria Paola Serbandini e la pronipote dell’eroe, Canzio Loredana, insieme al marito della pronipote Canzio Paola, deceduta nel 2015, già madrina all’atto dell’intitolazione della caserma.

Dopo l’Inno Nazionale e la deposizione della corona dall’alloro davanti alla targa del Maresciallo Maggiore Canzio affissa nell’androne della Stazione Carabinieri, le autorità hanno reso gli onori al sottufficiale dell’Arma sulle note del “Silenzio”.

Quindi il cappellano militare Don Massimo Gelmi ha impartito la benedizione solenne. La cerimonia è proseguita con le allocuzioni delle varie autorità presenti e si è conclusa con il saluto delle bandiere delle associazioni partigiane.

MOTIVAZIONE DEL CONFERIMENTO DELLA MEDAGLIA D’ARGENTO.

«SOTTUFFICIALE DEI CARABINIERI IN CONGEDO, CON GRAVISSIMO RISCHIO PERSONALE, DAVA UN CONTRIBUTO COSPICUO ALL’ORGANIZZAZIONE DELLA RESISTENZA NEL CHIAVARESE E PARTECIPAVA RIPETUTAMENTE AD AZIONI DI GUERRIGLIA E SABOTAGGIO.

COMANDANTE DI DISTACCAMENTO PARTIGIANO, GIÀ UNA VOLTA ARRESTATO PERCHÈ SOSPETTO ALLE AUTORITÀ DELL’OCCUPANTE, PARTICOLARMENTE SORVEGLIATO, PERSISTEVA CORAGGIOSAMENTE NELLA SUA MISSIONE, ADIBENDO LA SUA FATTORIA MONTANA A CENTRO DI APPOGGIO E RIFORNIMENTO DELLE FORMAZIONI CLANDESTINE.

CATTURATO NEL CORSO DI UN RASTRELLAMENTO E SOGGETTO ALLA TOTALE DISTRUZIONE DELLA CASA E DEI BENI, NON SI PIEGAVA ALLE TORTURE INFLITTEGLI DAL NEMICO, ADDOSSANDOSI OGNI RESPONSABILITÀ DELL’ATTIVITÀ PARTIGIANA LOCALE.

CADEVA VALOROSAMENTE, PASSATO PER LE ARMI, INNEGGIANDO ALL’ITALIA.

APPENNINO LIGURE-EMILIANO, 10 GIUGNO 1944. POLIGONO DI TIRO DI CHIAVARI, 5 OTTOBRE 1944.»