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A Venezia il visionario Klyukin presenta “In Dante Veritas”

Vasily Klyukin fra le sue opere all' Arsenale Nord

VENEZIA. 14 MAG. Prosegue il nostro viaggio fra le novità della Biennale 2019: da segnalarvi la spettacolare mostra dedicata all’ Inferno dantesco dello scultore russo Vasily Klyukin.

A presentare il visionario progetto “In Dante Veritas” è il Museo di Stato Russo in una grande mostra interattiva negli stupendi spazi dell’Arsenale Nord, che si protrarrà per tutta la Biennale di Venezia 2019. Si tratta di una reinterpretazione etica molto contemporanea della Divina Commedia: l’ artista, dotato di grande sensibilità e gusto, vede il mondo che ci circonda come un grande luogo di peccato:

“Ho cercato – ci ha detto lo stesso Klyukin – di esplorare i temi del vizio umano e del peccato, del Bene e del Male. Ho reinventato l’Inferno dantesco, l’ ho immaginato come un collasso ambientale, la conseguenza finale dei nostri peccati e della nostra inerzia nell’ agire”.

Una mostra coinvolgente, multimediale, che lascia sbalorditi e che presenta un insieme di 100 elementi multimediali, formati non solo da magnifiche sculture, ma anche da suggestivi video, audio, installazioni, riproduzioni digitali e pannelli luminosi. La parte centrale della mostra è costituita da 32 sculture, 22 delle quali incarnano i vizi umani, come la rabbia, l’ ipocrisia, l’ ingordigia e il tradimento. Si incontrano i quattro cavalieri dell’Apocalisse a cui Klyukin ha dato nomi nuovi: sovraffollamento, disinformazione, sterminio e inquinamento, che identificano i problemi globali del mondo contemporaneo.

“Viviamo le nostre vite- prosegue Klyukin- convinti che non esista alcun Dio e nessun peccato. Se qualcuno riuscisse a convincerci che esistono davvero un Paradiso ed un Inferno, saremmo paralizzati dalla paura, ben consapevoli che le porte dell’ Inferno sono già aperte per noi. I Cavalieri dell’ Apocalisse sono molto vicini, ma abbiamo ancora tempo per affrontarli. Attraverso la comprensione dei nostri peccati e imparando a temerli, sconfiggiamoli dentro di noi”.

Una visione etica del mondo che, pur trovandosi sul baratro, può, con la buona volontà, ancora salvarsi, un messaggio di alto valore morale, molto vicino a quello di Greta Thumberg.

Una versione più piccola della stessa mostra si è già tenuta con grande successo di pubblico e di critica al Museo di Stato Russo di San Pietroburgo. In tre mesi ha registrato infatti un afflusso superiore alle 200mila persone, diventando in quel lasso di tempo la mostra più visitata in città. Da segnalare infine lo stupendo catalogo (224 pagine, di Skira Editore) prefazione della famosa critica Marina Stekolnikova e del noto critico canadese Don Thompson.
CLAUDIO ALMANZI