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Referendum Donbass, al voto il 55%. Becchi al nuovo Governo: stop invio armi

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Manifestanti filo-russi nel Donbass (foto di repertorio)

Dopo la recente offensiva ucraina si ha quasi l’impressione che a combattere non sia l’esercito ucraino, ma la NATO utilizzando soldati ucraini ( sempre meglio addestrati). Forse succede già da tempo ma ora è diventato evidente.

La risposta del presidente russo Vladimir Putin è stata immediata. Non solo di tipo militare.

All’arretramento, onde evitare perdite di soldati russi, ha fatto seguito l’indizione del referendum in quattro regioni del Donbass e il 30 settembre è molto probabile che Putin tenga un discorso alla Nazione in cui dichiarerà la fine dell’operazione militare speciale e l’annessione di quei territori.

Da quel momento, ogni attacco su quei territori sarà considerato un attacco alla Federazione Russa.

Molti diranno che nessuno riconoscerà l’esito di quei referendum, come avvenuto in Crimea, ma ‘de facto’ ora la Crimea è russa e così sarà per quei nuovi territori.

Quali saranno le reazioni? E chi lo sa. La guerra potrebbe finire oppure cominciare davvero.

Tutto dipenderà dal braccio armato degli Stati Uniti, dalla NATO, che al momento sta facendo di tutto per inasprire il conflitto. Gli esiti di una guerra totale sarebbero dirompenti, ma a questo punto il ruolo dell’aggressore sarà quello della NATO mentre la Russia difenderà solo la sua sovranità territoriale.

Una guerra totale diventa una guerra globale e allora anche l’invio di armi agli ucraini potrebbe essere interpretato come un diretto atto di guerra.

Stiamo avvicinandoci all’orlo dell’abisso e non ne siamo consapevoli. C’è solo una speranza: che il nuovo Governo italiano apra gli occhi e ponga al primo posto l’interesse nazionale. Prof. Paolo Becchi

Aggiornamento.

Secondo quanto riportato oggi dall’agenzia Tass, oltre 850.000 persone hanno votato a un referendum nella Repubblica popolare di Donetsk (DPR) in due giorni, con un’affluenza del 55,05%.

Lo ha annunciato sabato in un briefing il presidente della CEC della DPR, Vladimir Vysoky: “In totale, per due giorni, l’affluenza alle urne sul territorio della Repubblica popolare di Donetsk è stata del 55,05%”.

Vysotsky ha aggiunto che in soli due giorni 858.681 persone hanno votato nella Repubblica. Nei seggi elettorali fuori dal DPR, 235.546 persone hanno lasciato il loro voto. Nessuna violazione è stata registrata il secondo giorno del referendum.

Sabato, nonostante i bombardamenti di Donetsk, le commissioni ospiti hanno continuato a lavorare, pur osservando le misure di sicurezza, ma l’aumento dei bombardamenti in sé non ha influito sull’affluenza al referendum.

Il Ministero per le situazioni di emergenza della DPR ha chiarito di aver controllato tutte le commissioni elettorali territoriali, non sono stati trovati oggetti esplosivi.

Il capo della Camera pubblica della DPR, Alexander Kofman, ha anche riferito ai giornalisti che il referendum si è svolto nel pieno rispetto del diritto internazionale.