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Parla Radovanovic: con il Covid-19 ti senti a pezzi, non scherziamo su questa malattia

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Radovanovic, uno dei pochi giocatori italiani che hanno affrontato l’argomento Covid-19, senza pregiudizi ne paure, raccontando esattamente cosa sente un atleta colpito da questo misterioso virus.

L’intervista, pubblicata su “La Stampa”, è stata ripresa da tanti siti e media italiani, e ci sembra giusto riproporla, con le esatte parole del giocatore del Genoa, al Grifone da un paio di stagioni.

Ivan Radovanovic è stato colpito dal virus subito dopo la trasferta di Napoli, ma è chiaro che la malattia era già in incubazione.

“Sabato 2 settembre ci siamo allenati – ha detto il centrocampista – e Mattia (Perin, ndr) non c’era; poi abbiamo saputo che era positivo. Dovevamo partire nel pomeriggio e invece la partenza è stata rimandata alla mattina dopo. Prima abbiamo fatto due cicli di tamponi. A pranzo ero seduto vicino a Schone, abbiamo parlato a lungo in inglese. Il giorno dopo è venuto fuori che anche lui era positivo. Siamo partiti per Napoli, siamo rientrati alla sera. E una volta a casa ho iniziato a non sentirmi bene… io pensavo fosse solo una mia idea, in fondo sapevo che c’erano stati un paio di positivi e allora poteva essere solo un fatto mentale. Invece non era così”.

Ed ha proseguito: “Lunedì mattina abbiamo fatto i tamponi e i test sierologici, ed a me la febbre ha iniziato a salire. Avevo tutti i sintomi: mal di testa, tosse, mal di gola. I test non hanno evidenziato nulla… Poi la sera mi ha chiamato il dottore e mi ha detto che ero positivo, non solo io ma anche tanti compagni, e che anche lui stesso era positivo. Quindi, tutti in quarantena. Adesso dobbiamo curarci pensare alle nostre famiglie; poi sono certo che arriverà il momento in cui il Genoa tornerà, più forte di prima”.

Poi ha concluso riparlando della malattia: “Ho avuto tante volte l’influenza, ma questo non è paragonabile! E’ almeno cinque volte più… pesante. Sono un atleta ma mi sono trovato a pezzi. Per questo dico alla gente di stare attenta, serve prudenza perché il virus può colpire chiunque”.

Una testimonianza importante, che deve far pensare, anche i “soloni” della Federcalcio. Prima di tutto viene la salute, non solo degli atleti ma dei tifosi tutti, e delle loro famiglie!

Franco Ricciardi